Polemiche Il trasloco di 48 capolavori della galleria romana provoca la reazione dell'associazione ambientalista L e opere partiranno a giorni, gli imballi sono già pronti. Non sono pezzi da poco. Anzi, sono considerati il biglietto da visita della Galleria Borghese. Innanzitutto lo straordinario busto di Scipione Borghese, il «padrone di casa» (il più grande collezionista dei suoi tempi) immortalato col suo sguardo ironico da Bernini. Poi la Dama col Liocorno di Raffaello, altra icona del meraviglioso museo romano; il San Giovannino di Caravaggio; La Madonna col Bambino, angeli e san Giovannino di Botticelli (e aiuti). Infine altre 44 meraviglie d'arte. La destinazione è lontanissima: prima il Museo nazionale di arte moderna di Kyoto e poi il Museo metropolitano d'arte di Tokyo per la grande manifestazione promozionale «Italia in Giappone 2009» con otto eventi culturali (dalla mostra sui Macchiaioli, all'Antico Egitto a Torino fino alla tournée della Scala), attesissimi nell'Impero del Sol Levante. Una vasta rassegna (fino ad aprile) che ha nel ministero degli Esteri il cardine principale. L'idea di fondo è sottolineare le eccellenze produttive, scientifiche e tecnologiche italiane collegate, però, al nostro retaggio artistico e culturale. Fin qui tutto bene. Ma il trasloco delle opere dalla galleria Borghese (in tutto 48: solo un marmo, quello di Bernini, e il resto capolavori su tela e stampe) ha già scatenato una polemica. Il nuovo presidente di «Italia nostra», Alessandra Mottola Molfino, e Daniele Jalla, presidente della Sezione Italia dell'Icom, l'International Council of Museums, hanno firmato una nota di protesta in cui definiscono l'operazione «uno spreco inutile e pericoloso». Secondo Mottola Molfino e Jalla «da uno dei musei più belli del mondo» vengono prelevati quasi 50 capolavori che resteranno in Giappone per sei mesi, comprese le feste di Natale e Pasqua, quando i turisti e i cittadini affollano di più i nostri musei». Mottola Molfino e Jalla lamentano poi «scarsa trasparenza» e l'impossibilità di conoscere nella sua interezza la lista delle opere: «Anche i più spericolati tra i musei stranieri non fanno così ma mandano in viaggio e in mostra in paesi lontani le loro opere con seri progetti culturali e in tutta trasparenza». Aggiunge a voce Alessandra Mottola Molfino: «Ha poco senso sguarnire la Galleria proprio ora che stata inaugurata l'intrigante mostra 'Caravaggio Bacon'. E il san Giovannino ne era parte integrante». Interviene Rossella Vodret, nuova soprintendente del Polo museale romano, da poco al comando della struttura guidata per anni da Claudio Strinati: «Nulla di segreto, le opere più importanti sono il Caravaggio, il Bernini, il Raffaello. Il resto riguarda più di venti opere esposte, le altre lo sono solo a rotazione e vengono spesso custodite nei depositi. C'è un immediato ritorno, cioè il restauro di diversi pezzi a cura degli organizzatori giapponesi. Il resto si vedrà negli anni. Io stessa, nel 2001, quando partecipai alla prima manifestazione di 'Italia Giappone' scoprii che nei mesi successivi il flusso di turismo giapponese in Italia aumentò del 25. E parliamo di turisti ricchi. Claudio Strinati, nella relazione favorevole all'operazione, ha giustamente ricordato che l' Annunciazione di Leonardo, prestata dagli Uffizi al Giappone, ha attirato 800 mila spettatori. Facile immaginare cosa abbia significato per Firenze tutto questo». Parla da Tokyo l'ambasciatore italiano in Giappone Vincenzo Petrone, impegnato in prima persona nell'operazione. E parlando con lui si scopre che, come dicono Mottola Molfino e Jalla, di fatto non esiste un curatore unico della mostra poiché tutto è frutto di una trattativa diretta tra gli organizzatori giapponesi e il ministero italiano: «I negoziati risalgono addirittura al 2007. L'organizzazione giapponese che ha come fulcro la Nhk, la prima rete nazionale pubblica, una delle cinque emittenti più diffuse del mondo presentò una lista di richieste al Polo museale romano, allora affidato a Claudio Strinati. L'intesa definitiva risale al febbraio scorso. Poi, ad aprile, c'è stata una correzione di rotta dovuta proprio alla mostra 'Caravaggio e Bacon', ora allestita alla Borghese. L'organizzazione rinunciò a un altro Caravaggio richiesto proprio per venire incontro alle esigenze di quell'allestimento». E le strutture interne del ministero per i Beni e le attività culturali? «Naturalmente tutte le procedure sono state scrupolosamente rispettate e ora le opere partono con i crismi della correttezza e della trasparenza». Ma le spiegazioni, almeno per ora, non soddisfano gli animatori della protesta e riaprono un antico dibattito: è giusto sottrarre per molto tempo, sei mesi, opere importanti da un museo frequentatissimo dal turismo internazionale per attirare altro turismo? L'ambasciatore Vincenzo Petrone è preoccupato: «Dispiacerebbe se questo evento, che rappresenta un grandissimo segno di attenzione da parte del Giappone verso la cultura italiana, si svilisse in una polemica burocratico-amministrativa. L'impegno degli organizzatori è prossimo ai 2 milioni e mezzo di euro. Far vedere che si litiga adesso per un accordo culturale ormai consolidato, non contribuirebbe certo alla nostra immagine...».
Il Giappone svuota la Borghese. Italia nostra accusa: uno spreco. L'ambasciatore a Tokyo: no, è un omaggio
Il trasferimento di 48 capolavori della Galleria Borghese a Kyoto e Tokyo per la manifestazione "Italia in Giappone 2009" ha scatenato una polemica. L'associazione ambientalista L e il presidente di Italia nostra, Alessandra Mottola Molfino, hanno firmato una nota di protesta definendo l'operazione uno spreco inutile e pericoloso. Molti capolavori saranno esposti in Giappone per sei mesi, comprese le feste di Natale e Pasqua, quando i turisti e i cittadini affollano di più i musei. Le opere più importanti sono il Caravaggio, il Bernini, il Raffaello e altre 44 meraviglie d'arte.
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