Recupero Via libera della Sovrintendenza al restauro per l'edificio di via Noale Il «brutalismo» non sarà aggredito: anzi, lo stile degli edifici andrà «preservato e tutelato ». I palazzoni saranno solo «adattati» alla nuova funzione di residenza universitaria: i grandi saloni verranno suddivisi in camere, ma due «cellule» saranno conservate così, originali, larghe e spaziose, a memoria dell'istituto minorile che fu. La Soprintendenza ai Beni culturali ha sbloccato la pratica del complesso Marchiondi-Spagliardi di via Noale, a Baggio, approvando il progetto di restauro e riqualificazione presentato dal Politecnico: il residence (10.971 metri quadrati) ospiterà 240 posti letto (sei su dieci riservati agli studenti «meritevoli » e in difficoltà economica), un centro socio-culturale, laboratori e parcheggi. Tocca al Comune, ora, chiudere l'iter di progettazione definitiva e consentire l'apertura dei cantieri. Un passo avanti. Dopo quarant'anni di abbandono, ruggine e ortiche, rifiuti, occupazioni e sgomberi. Il complesso di sette edifici disegnato da Vittoriano Viganò (1919-1996) venne costruito nel 1953. Gli americani, che hanno esposto il modellino al Mo.Ma di New York, considerano il Marchiondi uno dei capolavori dell'architettura «brutalista», roba da museo, soprattutto per la scelta del cemento armato «a vista». Qui, invece, esaurito nel 1970 il compito di «rieducare ragazzi difficili e caratteriali», l'istituto è stato chiuso e lasciato via via cadere in disgrazia. Il Demanio, un paio di volte, ha contrattato e poi archiviato l'ipotesi di affittare o vendere l'area. La svolta è arrivata nel 2008, con la firma della convenzione tra il Comune e il Politecnico. Mai stato un riformatorio, ma una «scuola di vita». Niente sbarre, ma larghi spazi per la «socializzazione democratica» dei «ragazzi difficili». L'istituto Marchiondi, nel tempo, è stato due volte protetto. La Soprintendenza ha messo un primo vincolo sul «diritto d'autore» negli anni '90 e deciso lo scorso anno un «rafforzamento» della tutela paesaggistica. «Ora è arrivato il momento di rilanciare l'immagine e ridare funzionalità a un complesso storico fondamentale per Milano», spiega il soprintendente Alberto Artioli. Sarà necessario bonificare l'area e consolidare una struttura mangiata dal tempo. Un lavoro lungo e delicato. Scriveva Viganò nel 1994 che «chi ha veramente compreso il Marchiondi non sono stati gli organizzatori, le autorità scolastiche e pedagogiche, i colleghi, i critici di architettura che pure mi hanno fatto tanti complimenti: sono stati i ragazzi». Altri studenti, appena i cantieri restituiranno gli edifici, torneranno nell'istituto. Architetti, designer e ingegneri. Armando Stella