Il presidente: una storia prestigiosa non basta, ora servono investimenti Un anno fa, all'inizio delle celebrazioni per il bicentenario, il presidente Francesco Saverio Borrelli era stato franco: «Chiedere soldi non è il mio mestiere, ma andrò a bussare a tutte le porte col cappello in mano». Una necessità, diceva: per «permettere la sopravvivenza», anche oltre i suoi due secoli di vita, del Conservatorio «Giuseppe Verdi» di Milano. Morale dodici mesi dopo? «Il bilancio è migliorato: ma solo perché alla fine abbiamo tagliato sulle spese anche noi. Alcune istituzioni, in particolare il Comune, ci hanno aiutato a far partire progetti importanti: ma ci servono nuovi spazi, la ristrutturazione è sempre più urgente, e su questo non c'è ancora un soldo. In realtà speravo anche, come dissi, in qualche aiuto spontaneo della città: ma non è arrivato nulla». Borrelli fa una pausa, poi riprende: «In ogni caso guardiamo avanti, idee e progetti non mancano. A cominciare dal rilancio dell'orchestra». Due secoli e dimostrarli, nel bene e nel male. Così sabato prossimo, con le finali del Concorso internazionale di composizione e musica da camera, si concludono le celebrazioni di una storia iniziata il 3 settembre 1808: quando un decreto del viceré Eugenio Napoleone dava finalmente concreta inaugurazione al Conservatorio milanese che Maria Teresa d'Austria aveva in precedenza sognato per anni. Ora, dopo due secoli di prestigio ed «eccellenza », il taglio del 40 per cento dei finanziamenti di Stato è certamente una mannaia severa tanto per i circa 1600 allievi quanto per i 230 e passa professori. E assorbe in sé molti degli altri possibili argomenti. Come spiega Borrelli: «Abbiamo dovuto tagliare anche noi, certo. Razionalizzare, se vogliamo dire altrimenti». Risparmiando su cosa? «Beh, per esempio sulle masterclass, le lezioni di perfezionamento per cui prima chiamavamo i migliori musicisti del mondo. E poi sulle produzioni, eliminando in particolare gli spettacoli più costosi come quelli con allestimento scenico. Infine naturalmente sui contratti di fornitura ». È servito? «Abbiamo fatto quadrare i conti. Quel che preoccupa è tutto il resto». Cioè? L'elenco del presidente è dettagliato: «Al Conservatorio serve una ristrutturazione incisiva. Mancano aule. La riforma ha trasformato il liceo musicale in una scuola superiore a tutti gli effetti: che va bene, se si vuole, ma a questo punto serve una palestra che non c'è. Abbiamo una raccolta formidabile di strumenti storici, che meriterebbe un museo: ma siamo costretti a tenerla ammassata nel foyer della Sala Verdi. Vado avanti?». Prospettive? «Abbiamo incaricato l'architetto Alberico Belgioioso di elaborare uno studio di fattibilità, che è già stato presentato alla Soprintendenza. Il problema restano i soldi » . Il Comune, per questa volta, si è dimostrato più pronto dei privati. «Intendiamoci, degli sponsor li abbiamo trovati e i loro nomi sono sempre sui nostri programmi di sala. Donazioni però zero. Il Comune invece ha appena fatto un investimento importante per la digitalizzazione della nostra biblioteca che è tra le più importanti d'Europa, con edizioni a stampa del '500 che potremo mettere in rete». Tra gli altri progetti, uno su tutti: «Rilanciare la Filarmonica del Conservatorio, composta di studenti e neodiplomati. E programmare con loro una stagione di concerti».