Cercavano le aree contaminate dall'arsenico nella zona di Massa Marittima per poterle bonificare, i ricercatori dell'Università di Siena. E hanno trovato gli etruschi. Nasce così, quasi per caso, la singolare scoperta della correlazione fra la presenza del veleno e quella dei siti archeologici che sarà al centro del convegno Brownfields 2004, organizzato dall'ateneo toscano in collaborazione con l'inglese Wessex institute of technology, che aprirà i battenti lunedì. Un legame, questo, che i chimici di Siena stanno già sfruttando per scoprire nuovi siti antichi nella stessa area del grossetano sottoposta allo studio iniziale. Ma gli archeologi del team non escludono di poter utilizzare questa teoria anche in altre parti del mondo, dove sono vissute civiltà diverse da quella degli etruschi. Purché la ricerca si concentri sulle antiche tracce di siti cosiddetti "archeoindustriali", legati cioè ai luoghi di lavorazione dei metalli: perché soltanto questi possono essere correlati aÙa presenza di alte concentrazioni di arsenico. Il che non esclude, con un po' di fortuna, che nelle vicinanze non si rinvengano anche necropoli e templi. Ma andiamo con ordine: «Tutto è cominciato quando il Comune di Scarlino ci ha nominato consulenti per l'analisi chimica del territorio», racconta Alessandro Donati, del dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche e dei biosistemi dell'Università di Siena, l'uomo che ha guidato la task force fra le colline alle spalle di Massa Marittima, nella bassa Toscana. Un'area anticamente abitata dal popolo etrusco, come testimoniano le necropoli della limitrofa Populonia e, più a Nord, oltre le Colline metallifere, le mura e le porte di Volterra. La richiesta di Scarlino era ben precisa: l'area ospita gli stabilimenti della Nuova Solmine che in precedenza erano dell'Eni e, prima ancora, della Montedison e della Montecatini per la produzione di acido sulforico partendo dalla pirite e storicamente presenta una concentrazione di arsenico (contenuto, appunto, nella pirite) cento volte superiore ai limiti fissati per legge; per cui, sempre per legge, chi è causa dell'inquinamento è tenuto a pagare i costi di bonifica. «Ora continua Donati la tesi della Nuova Solmine era che l'alta concentrazione di arsenico non fosse colpa sua quanto piuttosto del fiume Pecora, che nasce dalle Colline Metallifere ricche di pirite. Non ci restava, allora, che mappare il corso di questo fiume e paragonarlo a quello di un altro, il Bruna, che nasce nello stesso luogo ma non passa nelle vicinanze della Nuova Solmine». Se era colpa del Pecora, insomma, doveva anche essere colpa del Bruna. E le rilevazioni lungo il corso dei fiumi hanno mostrato due cose: la prima è che non si può parlare di inquinamento naturale da arsenico, perché nessuno dei due corsi d'acqua trasporta il veleno. La seconda è più sorprendente: lungo il loro corso sono stati sì trovati dei picchi di concentrazione di arsenico, ma distribuiti in maniera del tutto casuale, inspiegabile anche rispetto alla sede degli impianti per la lavorazione della pirite. «È a quel punto racconta Donati che c'è venuta l'idea di interpellare il dipartimento di Archeologia della nostra Università. Così, abbiamo scoperto una cosa interessante: le aree anomale corrispondevano a quelle dove erano stati rinvenuti gli insediamenti etruschi e medievali per la lavorazione dei metalli, nonché quelli dove anticamente si estraevano i minerali». La sovrapposizione delle mappe è stata facilitata anche dal fatto che, attorno al 1200 dopo Cristo, l'antico Comune di Massa Marittima produsse il primo Codice minerario della storia, che regolamentava le zone di estrazione esistenti nell'area e che ha tramandato fino ai nostri giorni l'esatta posizione di questi archeo-impianti. Il lavoro dei ricercatori di Siena ora si sta concentrando sull'applicazione del metodo scoperto al rinvenimento di nuovi siti inesplorati: «In particolare spiega Donati nell'area intorno al podere Tesoro, fra Scarlino e Massa Marittima. Anche perché nella toponomastica del tempo con la parola "tesoro" venivano indicati proprio i giacimenti di argento e di rame. Quindi potremmo essere sulla buona strada». Com'è finita la questione della bonifica? «La Nuova Solmine si è già attivata per procedere sulla via della bonifica», racconta Donati, questa volta nella sua veste di consulente del Comune di Scarlino. «Ma l'allarme dell'inquinamento da arsenico nel grossetano resta il più alto d'Italia aggiunge il professor Enzo Tiezzi, del dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche e dei biosistemi dell'ateneo senese e organizzatore del convegno Brownfields non bisogna aspettare che, come in Bangladesh, il veleno arrivi a intaccare le falde acquifere, portando alla morte per cancro squamsoso migliaia di persone». Un'ottima corrispondenza. È quello che si è ottenuto nella zona di Massa Marittima (Grosseto) sovrapponendo la mappa delle aree ad alta concentrazione di arsenico con quella dei siti archeologici di epoca etrusca e anche medievale I ricercatori di Siena stanno ora lavorando nella zona del Tesoro, ancora inesplorata da un punto di vista archeologico. La speranza è di riportare alla luce nuove tracce delle civiltà passate: come la Chimera di Arezzo, la statua di bronzo conservata a Firenze, uno dei simboli più famosi dell'arte etrusca. ARSENICO. È un veleno fortemente tossico, mortale per l'uomo già in una dose di 0,2 grammi. Dal punto di vista chimico, è classificato come un semimetallo che in natura si trova in alcuni minerali, come la pirite. RENDERING. Il processo per cui si producono immagini o animazioni di una scena o di un oggetto, a partire dalla corrispondente descrizione digitale 3D. REFLECTANCE INFORMATION. Per rappresentare virtualmente una scultura non basta acquisirne la forma, bisogna anche riportare il modo in cui la superficie riflette la luce, questi dati aggiunti si chiamano reflectance information.