Una Natura morta che trentanni fa fu motivo di una disputa artistica con Calvesi Manca un dipinto di valore alla mostra inaugurata allArcheologico I curatori della mostra su Zeri accusano la Galleria Borghese di non aver dato unopera per lesposizione «UN dispetto estremo della soprintendenza di Roma a Zeri». Con parole dure, ma chiare, Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra e coordinatrice della mostra dedicata a Federico Zeri che si è inaugurata ieri al Museo Archeologico, sottolinea come lo studioso romano resti un personaggio scomodo e che il suo lascito allUniversità bolognese sia ancora vissuto come uningiustizia da un certo ambiente romano. Dissapori che si sono materializzati in un piccolo incidente "diplomatico". Alla mostra dellArcheologico dovevano arrivare dalla Galleria Borghese di Roma due dipinti attribuiti ad un autore chiamato Maestro delle nature morte di Hartford, ma che Zeri aveva riportato già nel 1976 al giovane Caravaggio. Invece uno dei quadri è in partenza per il Giappone, parte di unesposizione che celebra la Galleria capitolina, e gli organizzatori sono stati avvertiti solo qualche giorno fa in modo informale, con une-mail inviata dagli uffici romani. Non una mancanza qualunque perché gli stessi quadri erano stati oggetto trentanni fa di una contestazione che vide coinvolto Maurizio Calvesi. «Li avremmo riproposti con una nuova possibilità di confronto - ha spiegato la curatrice della mostra Anna Ottani Cavina -. Con nuovi documenti che contraddicono le affermazioni di Calvesi quando riporta che Zeri negli ultimi anni si sarebbe pentito dellattribuzione. La proposta di Zeri ha elementi plausibili, come affermano anche nuove lettere, inedite, di Charles Sterling, esperto di natura morta. Proposte che potevano esser commentate ma non censurate. Capisco che la mostra in Giappone sia stata organizzata dal Ministero degli Esteri e quindi in maniera indipendente dalla Soprintendenza ma ci sarà stato pure un funzionario che ha compilato la lista delle opere da spedire a Kyoto e che doveva sapere che la Natura morta era impegnata a Bologna. Lautorizzazione al prestito a noi era arrivata a febbraio». Intoppi burocratici o piccoli dispettucci che siano, i fatti sembrano rimanere però circoscritti a Roma e Luigi Ficacci, soprintendente a Bologna e rappresentante del Ministero, sottolinea il completo appoggio alla mostra (ha fatto da garante ai prestiti in arrivo da altre istituzioni) e limportanza della donazione a Bologna. «Chi conosceva bene Zeri sapeva della sua preoccupazione improvvisa, negli ultimi tempi, di essere generoso post mortem e il lascito della fototeca e della biblioteca sarebbe stato molto oneroso per un museo mentre lUniversità bolognese ha onorato con grande professionalità questo impegno - commenta -. Gli storici dellarte del '900 sono state spesso personalità così forti da provocare conflitti, ma la mostra di oggi depura la figura di Zeri dalle piccolezze delle rivalità individuali». E ieri allinaugurazione, a rendere omaggio allo studioso romano, oltre alle autorità, cerano grandi personalità del mondo dellarte, come leditore Umberto Allemandi, Pierre Rosenberg, già direttore del Louvre di Parigi, e lo scrittore Alberto Arbasino. Ma limpegno della Fondazione a sostenere il lavoro di Zeri non si ferma alla mostra: delle oltre 290mila fotografie della sua collezione sono state catalogate 120mila scatti, la metà dei quali è disponibile on-line sul sito della fondazione e in parte su Europeana, portale di storia dellarte.