PARIGI Anche se il ministro della cultura, Frédéric Mitterrand, nel presentare il suo primo bilancio preventivo il 1 ottobre scorso, si è vantato di un aumento del 3,9 dei finanziamenti disponibili, per i grandi musei lo stato stringe la cinghia: le grosse istituzioni, come il Louvre, dovranno fare i conti con una diminuzione del sostegno pubblico del 5. Da qualche anno, progressivamente, i grandi musei stanno diventando enti autonomi. Questo li spinge a cercare finanziamenti dappertutto. L'ultima iniziativa è del Musée d'Orsay, che da metà dicembre chiuderà il piano dedicato agli impressionisti e ai post-impressionisti per ristrutturazione. Una parte dei quadri verranno esposti al pianterreno del museo, una parte andranno in restauro (in vista della grande mostra di Claude Monet al Grand Palais nell'autunno 2010), ma 220 opere - tra cui alcuni capolavori, dalla Montagna Saint-Victor di Cézanne alla Notte stellata sul Rodano di Van Gogh - faranno il giro del mondo. Il d'Orsay ha concepito due mostre (Da Manet all'impressionismo e Al di là dell'impressionismo), che andranno da Madrid a Camberra, passando per San Francisco e Tokyo. Si tratta di prestiti a pagamento: il d'Orsay incasserà 10 milioni di euro in un anno, una cifra che coprirà quasi del tutto il costo dei lavori di ristrutturazione (11 milioni). Dal gennaio all'ottobre 2008, il Musée Picasso aveva fatto la stessa cosa, facendo viaggiare nel «Picasso Tour» 350 opere (sulle 500 conservate dal museo), addirittura nove mesi prima della chiusura per lavori (effettiva dal 23 agosto scorso, fino al febbraio 2012). Ora come allora la polemica infuria. Perché privarsi di grandi opere, impoverendo l'offerta dei musei, per incassare denaro? La cultura deve venire a patti con il mercato? Il presidente del d'Orsay, Guy Cogeval, taglia corto: «questi prestiti ci porteranno 10 milioni. È una somma inaudita nei tempi che corrono, tanto più che il mecenatismo è ridotto a zero». Il Louvre, con la collaborazione di altre grandi istituzioni riunite nell'Agenzia internazionale dei musei, ha realizzato un progetto ben maggiore dei vari tour di quadri, con l'istituzione del «gemello» di Abu Dhabi. Il museo, opera dell'architetto Jean Nouvel, aprirà nel 2013, con opere prestate dalla Francia, la quale ha fornito anche il know how museale. Per il ministro della cultura che aveva firmato l'intesa con gli Emirati nel 2007, Renaud Donnedieu de Vabres, l'iniziativa è destinata a «permettere ai nostri musei e alle nostre opere di diffondersi sul piano internazionale». Abu Dhabi, per l'intero progetto dovrà versare, in trent'anni, un miliardo di euro, di cui 400 milioni per il solo logo «Louvre». Allora c'erano state forti reazioni, guidate dalla direttrice onoraria del musei di Francia, Françoise Cachin, che aveva pubblicato un articolo-petizione su Le Monde, dal titolo «I musei non sono in vendita». In questi giorni, un passo ulteriore è stato fatto: a novembre, un McDonald's dovrebbe aprire al Carrousel du Louvre, in pratica vicino all'entrata che porta sotto la piramide di Pei. E non sono mancate le polemiche. Intanto, l'istituzione francese si trova al centro di un ulteriore contenzioso: questa volta il nodo è legale. L'Egitto ha annunciato di aver rotto ogni relazione diplomatica e culturale a causa di alcuni reperti rubati, incautamente acquistati dal Louvre (ora sono nei depositi). Ma Mitterrand - ministro in questi giorni finito sotto un tiro incrociato politico sia per aver difeso Polanski che raccontato alcuni suoi trascorsi sessuali in un libro - ha fatto sapere che il Louvre restituirà i cinque frammenti di affresco rivendicati dal Cairo, come richiesto all'unanimità dalla Commissione scientifica nazionale dei musei in Francia. Si tratta di pitture murali della tomba di un dignitario della XVIII dinastia egiziana (II millennio a.C.), situata nella Valle dei Re.
PARIGI - Gare d'Orsay e Louvre opere in tour per soldi e restituzioni all'Egitto
Il ministro della cultura, Frédéric Mitterrand, ha presentato il suo primo bilancio preventivo, affermando un aumento del 3,9 dei finanziamenti disponibili per i grandi musei. Tuttavia, lo stato stringe la cinghia e le istituzioni dovranno fare i conti con una diminuzione del sostegno pubblico del 5%. Il Musée d'Orsay, ad esempio, chiuderà il piano dedicato agli impressionisti e ai post-impressionisti per ristrutturazione e farà viaggiare 220 opere in tutto il mondo, incassando 10 milioni di euro. Il d'Orsay ha concepito due mostre che andranno da Madrid a Camberra, passando per San Francisco e Tokyo.
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