Cava di Pizzidimonte: le perplessità del geologo Morelli sul recupero Materiali diversi possono rendere instabile il terreno La tragedia di Messina ora, quella di Sarno ieri, dovrebbero avere insegnato qualcosa. Ed è per questo che Marco Morelli, geologo della Fondazione Prato Ricerche-Istituto geofisico toscano, è rimasto preoccupato dalle anticipazioni pubblicati ieri relative al al recupero della Cava di Pizzidimonte. «La Cava di Pizzidimonte è senza dubbio un elemento paesaggisticamente negativo - afferma Morelli - e, per l'instabilità del suo fronte di scavo oggetto del distacco di grossi massi innescato anche dell'inclinazione degli strati rocciosi che ne favoriscono lo scivolamento, rappresenta un elemento di rischio moderato. Vi è senza alcun dubbio la necessità di intervenire per la messa in sicurezza ed il recupero ambientale di tale cava e delle numerose gallerie sotterranee un tempo a servizio della cementerai Marchino e che oggi stanno progressivamente innescando gravi problemi di stabilità dei versanti a causa del collasso sotterraneo delle vecchie "cave-miniere"». Il geologo Morelli è però dubbioso: «il ripristino dalla cava attraverso l'uso di terreni incoerenti come le ghiaie, le sabbie e le argille che verranno prelevate da diversi scavi nella pianura fiorentina, mi lascia tuttavia perplesso per motivi di natura tecnica: l'utilizzo di materiali molto diversi per natura e per caratteristiche meccaniche da quelli naturalmente presenti lungo i versanti della collina (detriti calcarei e calcari, nel caso specifico), contribuiscono a rendere potenzialmente instabile la massa di terreno di riporto, salvo indispensabili opere di stabilizzazione; terreni di riporto non cementati come quelli elencati non possono essere utilizzati per la realizzazione di un riempimento finalizzato alla stabilizzazione del fronte di cava in frana; le caratteristiche meccaniche dei depositi di riempimento che si vorrebbero utilizzare non sono infatti tali da permettere alla massa di "terra" di sostenere la sovrastante massa di roccia. Né si può affermare "meglio un riempimento che niente", poiché una massa di terreno permeabile ha riflessi sull'infiltrazione delle acque -e quindi necessita di opportune opere di drenaggio- e sulla franosità». «Coprire con vegetazione di alto fusto una massa di "terra" di spessore rilevante appoggiante su un versante roccioso - prosegue Morelli -, a meno che gli apparati radicali non si spingano a sufficiente profondità da legarsi al substrato roccioso e stabile, può innescare un "effetto Sarno" con franamento a valle dei depositi non cementati appesantiti ad esempio dall'acqua piovana e, proprio, dagli alberi». «Mi auguro - conclude il geologo pratese - che quanto descritto nell'articolo da voi pubblicato sia solo una parte di quanto è stato previsto di realizzare e che siano già state definite le opere di stabilizzazione e di drenaggio necessarie; mi auguro infine che queste valutazioni ed altre ancora siano state fatte ed approfondite anche grazie alla consultazione di professionisti specializzati (geologi)».
PRATO. Attenzione al rischio frane
Il geologo Marco Morelli è preoccupato per le anticipazioni relative al recupero della Cava di Pizzidimonte. La cava è un elemento paesaggisticamente negativo e rappresenta un elemento di rischio moderato. Il geologo è dubbioso sul ripristino della cava attraverso l'uso di terreni incoerenti come le ghiaie, le sabbie e le argille. L'utilizzo di materiali diversi da quelli naturalmente presenti lungo i versanti della collina contribuisce a rendere potenzialmente instabile la massa di terreno di riporto. Morelli suggerisce l'importanza di opere di stabilizzazione e di drenaggio per prevenire il franamento.
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