I "minori" Riesce ancora ad intimorire, a scompigliare le carte, a sollevare questioni che sembravano destinate alla cronaca passata. Federico Zeri, lo storico dellarte scomparso nel 1998, è ancora una volta protagonista, questa volta grazie alla mostra curata da Anna Ottani Cavina con il coordinamento di Alessandra Mottola Molfino, che si inaugura oggi alle 18 al Museo civico Archeologico. «Federico Zeri, dietro limmagine. Opere darte e fotografia» è un percorso tra libri e fotografie tratti dalle sua biblioteca (46mila volumi solo di storia dellarte) e dalla sua fototeca (più di 290mila fotografie) donate dallo studioso allUniversità di Bologna. Documenti affiancati da una selezione di opere darte, dal Duecento al Seicento, che raccontano le sue scoperte e le sue attribuzioni, che spiegano il suo metodo di indagine, le sue riflessioni capaci ancora oggi di sollevare dibattiti tra gli studiosi. Come il caso di due dipinti con Natura morta, delle collezioni della Galleria Borghese, catalogate a nome del Maestro della natura morta di Hartford, ma che nel 1976 Zeri attribuisce al giovane Caravaggio, apprendista nella bottega del pittore Cavalier dArpino. Trentanni fa gli studi suscitarono scalpore tanto che nel 1979 le opere esposte a Palazzo Venezia, in una mostra promossa dalla Soprintendenza, vennero ritirate in seguito ad un articolo di Maurizio Calvesi in polemica con Zeri. In questa occasione bolognese i due dipinti dovevano essere presentati affiancati, permettendo nuovi confronti e nuovi dibattiti, ma solo qualche giorno fa la Galleria Borghese ha comunicato agli organizzatori che una delle nature morte era in viaggio per il Giappone, esposta a Kyoto dal 31 ottobre. «Mi dispiace immensamente - commenta amaramente la curatrice - . Avevamo altri documenti da mostrare per nuovi dibattiti. La chiave di lettura non ce lho ma mi sembra una storia iperbolica rispetto alla realtà. Mancherà anche questa volta unoccasione di confronto. Per fortuna abbiamo avuto molti prestiti e molta collaborazione dai privati». Il percorso espositivo si presenta così come una lunga galleria di «casi risolti» come le due tavole del Sassetta, rappresentanti due paesaggi, che la tradizione attribuiva ad Ambrogio Lorenzetti, viste poi come parte di un ampio polittico quattrocentesco da Zeri. Oppure i dipinti del Maestro dei paesaggi di Kress e altre opere sacre a commentare il saggio dello studio sulla Controriforma, «uno dei più grandi libri sul tema che doveva vincere il premio Viareggio che mostra come Zeri introduca un punto di vista diverso, con elementi di sociologia», ha spiegato ancora Anna Ottani Cavina. Oppure le due sculture, di Gianlorenzo e Pietro Bernini, dalle collezioni Aldobrandini, esempi delle sue riflessioni sulla scultura. Il percorso si completa con una serie di fotografie mai esposte, di grande formato, a stampa a carbone e allalbumina che ritraggono opere darte di tutti i musei, e una serie di scatti su luoghi romani, oggi modificati dallo sviluppo urbanistico. La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 10 gennaio, dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18.30, con ingresso a 7 euro.