ARTISTI IN PIAZZA Censurata e senza risorse, la cultura manifesta Molti gli attori e i registi presenti ROMA C'era molta gente di spettacolo ieri a piazza del Popolo, difficile da rintracciare in mezzo alle tante migliaia di persone «comuni», in quella ressa straordinaria che reclamava un principio che ogni volta sembra sfuggire nella sua maledetta concretezza. Attori di teatro e di cinema, artisti visivi, maestranze e organizzatori che hanno avuto ben chiaro come il discorso della libertà di informazione non riguarda solo i giornalisti, ma direttamente loro, gli «artisti». Non solo e non tanto perché nella «società dello spettacolo» è il «teatrino della politica» a voler dare i tempi e le battute, e a cacciar via chi non è d'accordo. Ma perché agli occhi dello spettatore, anche il più sveglio, scorre ormai una sorta di proiezione unica, dove realtà e fiction si sovrappongono di ruolo. Continuamente. Il melò si bagna nelle lacrime per i drammi nazionali, il vaudeville ha un'escort nell'armadio, Bramieri diventa la bibbia comunicativa del governo, per quanto di livello molto inferiore, tra «veline al parlamento» (sarà una riscrittura da Aristofane?) e il classico «Cielo, mio marito!». Ma non è solo questa concorrenza diretta di linguaggi e di argomenti, il problema è purtroppo assai più grave. Il ruolo del giullare, o buffone o artista può sopravvivere, ma purché stia alle regole, e ai voleri e ai capricci, del capocomico unico. È lui, il più grande concentratore in Italia di informazione, editoria, televisione, stampa e spettacolo che decide cosa va bene e cosa no. Altrimenti a casa. C'era anche questa brutale materialità ieri in piazza del popolo: molti tra gli artisti sono ridotti alla pura sopravvivenza economica, in cinema come in teatro. Gli esecutori berlusconiani stanno facendo terra bruciata di ogni impresa culturale e artistica. Da Brunetta a Bondi è un coro unanime, per quanto stonato, di apprezzamenti e minacce. Poi c'è Tremonti, anche lui bramieresco col suo Bambole non c'è una lira! che taglia ogni speranza residua. Sotto il palco di piazza del Popolo ieri c'era una rappresentanza significativa dello spettacolo. Da Ettore Scola e Stefania Sandrelli fino a Andrea Rivera e Zoro. Ovviamente Maselli, e Angelo Guglielmi. C'era Neri Marcorè che dal palco ha letto impeccabile un brano che sembra scritto oggi di Alexis de Tocqueville sulle radici della democrazia e le sue possibili degenerazioni; e c'era Jasmine Trinka che riportava le parole davvero tragiche di Anna Politkovskaja che per aver fatto la giornalista onesta è stata assassinata tre anni fa nel portone di casa. Nella folla, pensoso, Nanni Moretti, che dice: «In questi ultimi 15 anni nei confronti del fenomeno Berlusconi, che è stato sottovalutato, credo che la sinistra e il centro sinistra abbiano sbagliato tutto». Roberto Saviano, che per l'occasione ha interrotto molto rischiosamente la segregazione cui è costretto per le minacce di morte ripetutamente ricevute, fa un discorso bellissimo, che fa risuonare la piazza di un'ovazione immensa. «Verità e potere non coincidono» grida, con esempi che fanno venire i brividi, a cominciare dalla tragedia prevedibile consumatasi ieri a Messina, una strage che si sarebbe potuta evitare. Il suo discorso fa venire in mente, nel tono ma anche nella sostanza, quello di Harold Pinter per l'accettazione del Nobel, che si intitolava giusto Arte, verità e politica. Veniva in mente anche, a proposito dei molti intellettuali e degli artisti presenti, che forse qualcosa in più si potrebbe fare, oltre a pretendere garanzie di libera informazione e di riconoscimento del proprio lavoro. Anche solo per difendere il proprio mestiere e la propria dignità, rispetto a questo governo di istrioni scatenati, forse sarebbe il caso prendere maggiormente le distanze, costasse anche un cachet o un'ospitalità d'alto bordo. Era stato già detto dopo la manifestazione dell'estate contro i tagli al Fondo unico per lo spettacolo, che minacciava almeno fierezza. A settembre è toccato rivedere tutto il teatro ufficiale scodinzolare attorno a Gianni Letta. Perfino Franca Valeri, il cui premio alla carriera stava già scritto nella storia dello spettacolo, ha dovuto recitare il suo intelligente monologo sotto il sorriso compiacente del sottosegretario dell'imperatore. Ma nonostante questo, i fondi promessi (una inezia) saranno comunque elargiti in maniera assolutamente discrezionale, dal ministro Bondi. Lo spettacolo continua.