Un "J'accuse" in piena regola. Argomentato con toni calmi, date e nomi. E soprattutto una conclusione amarissima: «Il progetto originario per le paratie e il nuovo lungolago è stato stravolto». Ad esprimersi in questi termini - per la prima volta in assoluto - è stato ieri l'architetto Renato Conti. Ossia il professionista che dalla metà degli anni '90, insieme con gli ingegneri Carlo Terragni e Ugo Majone, redasse il primo progetto per il nuovo lungolago e il sistema antiesondazione. Doppio intervento che però, nel discorso pronunciato da Conti alla conviviale del Rotary Como Baradello, sembra aver subito tali e tante modifiche negli anni da risultare oggi quasi profondamente diverso. Il primo aspetto toccato da Conti riguarda come nel 1994 si arrivò a determinare l'ormai celebre soglia antiesondazione fissata in 200,30 cm sul livello del mare. Quota tutt'altro che secondaria, visto che da quell'indicazione sarebbe poi dipesa l'altezza delle paratie e degli (eventuali) muri sul lungolago. «La realizzazione di un sistema antiesondazione - ha spiegato Conti - non poteva prescindere da una quota leggermente più bassa, ossia pari a 200,20 sul livello del mare. Noi aggiungemmo ulteriori 10 centimetri esclusivamente per avere la certezza che anche grandi piene del lago fossero contenute dalle barriere. Ma quella piccola differenza non avrebbe mai occluso totalmente la vista lago dalla strada e dalla passeggiata». Qui si arriva alla prima modifica sostanziale al progetto di massima del 1994. «Confermo - ha detto l'architetto - che nei primi elaborati erano previste esclusivamente paratie a ventola interrate nel pavimento che si sarebbero alzate soltanto in caso di esondazione». Nasce subito, però, un problema di costi. «Utilizzare soltanto paratie mobili avrebbe avuto effettivamente costi altissimi - ha sottolineato Conti - A quel punto, nasce l'idea dell'opera d'arte. E contattiamo lo scultore comasco Francesco Somaini». Chiaro l'obiettivo: diminuire le paratie a scomparsa per abbassare i costi, ma al contempo realizzare barriere fisse in armonia con il paesaggio. Non il muro di oggi, in poche parole. «Con Somaini - ha ricordato Conti - ipotizzammo una scultura che partiva dal suolo all'altezza dei giardini di Ponente e poi arrivava al confine con piazza Cavour all'altezza massima di circa un metro. L'opera d'arte, ipotizzata nella versione finale in cemento, sarebbe stata interrotta in quattro punti per l'inserimento delle paratie mobili». Il susseguirsi dei tratti della scultura sarebbe stato questo: una prima parte (dai giardini verso piazza Cavour) che dal pavimento si innalzava dal livello del suolo fino a 25 centimetri. Poi un secondo tratto che da 25 centimetri arrivava a 50. Un terzo da 50 a 75, l'ultimo verso piazza Cavour da 75 a un metro. Ogni tratto, ovviamente, inframmezzato da una paratia a scomparsa nel terreno. Ma non solo, perché una delle "bombe" lanciate ieri dal professionista lariano riguarda le famose altezze della futura passeggiata sul Lungolario Trento rispetto alla sede viaria. «Su questo non ci sono dubbi - ha confermato Conti - la nostra passeggiata era allo stesso livello della strada, al massimo una ventina di centimetri più in alto per il gradino che separava auto e pedoni». Del mezzo metro abbondante che oggi rialza ulteriormente la base della futura passeggiata dalla strada (misura che porta l'occlusione alla vista dall'altro lato del marciapiede a oltre un metro e mezzo) non vi era invece alcuna traccia. «Quel nostro progetto - ha poi proseguito Conti - venne sottoposto al ministero dell'Ambiente per la valutazione dell'impatto. E ottenne il via libera perché aveva tutti i requisiti giusti». A quel punto dell'iter intervenne anche la Regione. «Dal Pirellone - ha osservato Conti - venne la giusta indicazione di inserire anche le famose vasche di laminazione interrate per il trattamento delle acque. L'osservazione, che effettivamente dava ulteriore qualità al progetto, venne accolta. E la Regione garantì i finanziamenti ulteriori necessari alla realizzazione». Siamo al punto nodale. A metà 2004 - dopo una lunga serie di rallentamenti soprattutto di natura politica allo sviluppo tecnico e burocratico dell'opera - il progetto Conti-Terragni-Majone torna al ministero dell'Ambiente. I costi sono lievitati, il tempo stringe. E da Roma, il messaggio che arriva all'assessore ai Lavori pubblici, Fulvio Caradonna, è inequivocabile: «O approvate e mandate in appalto il complesso delle opere, o perderete i finanziamenti statali». Non c'è tempo da perdere, ma soprattutto c'è da limare i costi. E così accade. «Di ritorno dal viaggio a Roma - ha svelato l'architetto Conti - Caradonna ci chiamò e disse: "Bisogna tagliare subito i costi e accelerare". Di fronte a quella posizione, l'unico modo per avere dei risparmi era eliminare il muro-scultura di Somaini e ricorrere a opere più economiche». Opere più economiche che però i tre progettisti originari, di fatto, non riuscirono a elaborare fino in fondo (e comunque mai pensate come il muro attuale). «Infatti - ha osservato Conti - nel febbraio 2005 decise di revocare a noi la direzione lavori per assegnarla ad alcuni dipendenti comunali. Da lì in poi, io, Terragni e Majone non abbiamo avuto più nulla a che fare con lo sviluppo del progetto. E la storia è quella nota». Una storia che Conti ha definito così: «Il muro attuale è abnorme, sovradimensionato e inaccettabile. Va abbattuto». Emanuele Caso
COMO - Così il progetto del lungolago è stato stravolto
L'architetto Renato Conti ha espresso amarezza per il progetto di paratie e lungolago di Como, che è stato stravolto rispetto al progetto originario del 1994. Conti, insieme con gli ingegneri Carlo Terragni e Ugo Majone, aveva redatto il primo progetto per il nuovo lungolago e il sistema antiesondazione. Tuttavia, il progetto è stato modificato nel corso degli anni, con la rimozione del muro-scultura progettato da Francesco Somaini e la sostituzione con un muro più alto e sovradimensionato. Conti ha affermato che il muro attuale è abnorme e inaccettabile e che va abbattuto.
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