Torna il muro contro muro tra i due poli sul ddl per il rilancio dell'edilizia in Sardegna. Dopo l'intesa di mercoledì, che ha portato alla rettifica, da parte dell'assessore Asunis, della data utile per il calcolo delle nuove volumetrie (dal 30 giugno al 31 marzo 2009) a fronte del ritiro da parte del Pd di un centinaio di emendamenti all'articolo 4, il centrosinistra ha ripreso a fare ostruzionismo (anche se l'unico ad ammetterlo in aula è stato il capogruppo delle sinistre, Luciano Uras). «Non vogliamo avere nulla a che fare con questo disegno di legge», hanno precisato più volte i rappresentanti della minoranza durante l'esame dell'articolo 5, che prevede la possibilità di demolire e ricostruire immobili con notevoli ampliamenti volumetrici. Articolo sul quale la Giunta ha avuto ieri una clamorosa battuta d'arresto con la sonora bocciatura a voto segreto (34 voti contrari, 24 favorevoli e due astenuti) di un emendamento che prevedeva la possibilità di demolire e ricostruire edifici entro la fascia dei 300 metri nelle zone F (quelle turistiche, dove non mancano certo gli interessi economici) con un incremento volumetrico del 10 a patto dell'arretramento delle nuove cubature rispetto alle costruzioni preesistenti. Almeno diciotto franchi tiratori hanno impallinato l'esecutivo, a testimonianza di un mal di pancia diffuso, non solo tra gli alleati (Psd'Az, Udc e Riformatori), ma anche e soprattutto all'interno del Pdl. Il messaggio alla Giunta, arrivato subito dopo l'ingresso in Aula dell'ex governatore Renato Soru (che nei giorni scorsi era stato bacchettato dalla presidente Lombardo per le sue assenze) ha avuto un forte contraccolpo sulla maggioranza, che per tutta la giornata ha incassato le accuse di voler cementificare le coste stravolgendo il Ppr. Già in mat-tinata i rapporti tra i due schieramenti si erano raffreddati, al punto di far saltare l'intesa sul contingentamento dei lavori, che ieri sono proseguiti ad oltranza. «Di questa legge ammazza- coste non condividiamo nulla e non la possiamo migliorare », ha detto Uras annunciando qualsiasi iniziativa per contrastare la legge. Mentre dal Pd è giunta più volte la richiesta del ritorno del provvedimento in commissione. ENTRANDO NEL MERITO dell'articolo 5 - che disciplina la demolizione degli immobili ultimati prima del 1989 e la loro ricostruzione con ampliamenti dal 10 al 45 (con premialità più elevate per chi sposta un edificio fuori delle aree di pregio, compresa la fascia dei 300 metri dal mare) - la battuta d'arresto della maggioranza ha fatto cadere la norma (precedentemente approvata) proposta da Christian Solinas (Psd'Az) e fatta propria dalla Giunta, che avrebbe incrementato il bonus per il trasferimento degli edifici situati nelle zone a elevato rischio idro-geologico. Solinas ha annunciato che chiederà l'inserimento nel Bilancio 2010 di finanziamenti per permettere alle famiglie danneggiate dalle alluvioni nuove abitazioni a "prezzi contingentati". Ma la norma, che non era stata votata dall'opposizione, è caduta. Da quel momento il clima in Aula si è surriscaldato. La minoranza ha citato i correttivi chiesti dalla Cisl al ddl (in primo luogo la necessità che la legge risponda «alle aspettative dei lavoratori e delle loro famiglie». E ha continuato a chiedere il ritiro del ddl. Ma la bastonata alla Giunta ha messo in luce il crescente malumore nel centrodestra dove, tra rimpasto e cariche da assegnare negli enti di sottogoverno, non mancano le pressioni.
SARDEGNA - Edilizia, la maggioranza a pezzi la Giunta bastonata sulle coste
La Giunta ha subito una clamorosa battuta d'arresto con la sonora bocciatura a voto segreto (34 voti contrari, 24 favorevoli e due astenuti) di un emendamento che prevedeva la possibilità di demolire e ricostruire edifici entro la fascia dei 300 metri nelle zone F (quelle turistiche) con un incremento volumetrico del 10 a patto dell'arretramento delle nuove cubature rispetto alle costruzioni preesistenti. Il messaggio alla Giunta ha avuto un forte contraccolpo sulla maggioranza, che per tutta la giornata ha incassato le accuse di voler cementificare le coste stravolgendo il Ppr.
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