Vivien Hewitt, regista lirica di fama, invita a valorizzare il maestro e il Giglio La città non sfrutta le sue risorse «Potrebbe viveve su Puccini, ma per decenni lo ha oscurato» Abbandonata la felice intuizione di utilizzare le ville per la musica Così Vivien Hewitt - regista lirica e studiosa di Puccini - vede il nostro passato musicale. Che a suo parere è di gran lunga superiore a quello di altre città d'Europa. Un esempio su tutte, Salisburgo, capace di diventare un centro mondiale della musica e grande polo turistico grazie non solo a Mozart, ma all'intera sua storia e al territorio. Eppure Salisburgo - fa notare la Hewitt - non ha, come Lucca, il teatro dove fu cantato il primo do di petto né ha avuto, come Lucca, un'orchestra stabile già nel 1700. Una tradizione di cui la città, a giudizio della regista, dovrebbe andare fiera. «Invece - dice - i lucchesi hanno scelto di non attingere a questo glorioso passato. Basta pensare a come è stato ignorato per decenni Giacomo Puccini perché considerato un libertino, dato che se n'era andato con una donna sposata. Oppure a come viene ignorata, ancora oggi, la grandezza del teatro del Giglio, il teatro della prima edizione del Guglielmo Tell di Rossini (quando fu cantato il do di petto), il teatro di Farinelli e della Malibran». «Lucca - sostiene Hewitt - avrebbe enormi potenzialità da questo punto di vista e non ha mai saputo valorizzarle, se non per un breve periodo negli anni Ottanta con l'esperienza del Festival delle ville, ideato dal maestro Herbert Handt. Una grande intuizione, la sua, mai più ripresa e che invece potrebbe essere la chiave, oggi, per scrivere il futuro: rivalutare tutta la storia musicale della città con spettacoli di alto livello, fatti bene e realizzati, oltreché in teatro, nei bellissimi posti di cui Lucca e il territorio sono pieni. Ecco, oggi andrebbe trovata una strategia nuova per collegare questi due immensi patrimoni: musica e risorse architettoniche. Servirebbe ai cittadini per godere di un'offerta culturale di livello, servirebbe al turismo per diventare perno dell'economia locale». Secondo la regista negli ultimi anni qualcosa è stato fatto, soprattutto nella valorizzazione di Giacomo Puccini, in particolare, a suo parere, grazie al lavoro svolto dal Centro studi pucciniani e dalla sua equipe di studiosi, tra cui Julian Budden e Gabriella Biagi Ravenni. Per la musicologa, tuttavia, la valorizzazione di Puccini resterà monca se non verrà riaperta la casa natale di corte S. Lorenzo. «È un problema da risolvere al più presto - dice Hewitt - perché è un bene che deve essere fruito dai lucchesi e dai turisti». E ci sono altre pecche, oggi, nel panorama complessivo di offerte pucciniane, secondo la Hewitt. «Un concerto al giorno - dice - non va bene. Invece di una distribuzione a tappeto, con tanti eventi spalmati, vedrei meglio un potenziamento degli spettacoli con una decisa svolta verso la qualità. Insomma eventi più significativi. Secondo me non si può proporre a un turista di New York o di Berlino qualcosa di livello inferiore a quello che a casa loro possono vedere tutti i giorni. E poi servono campagne promozionali sostenute, mirate e vincenti per evitare, magari, di buttar via soldi in iniziative che si rivelano dei flop sia perché criticate sia perché non attirano spettatori. Avere l'arte ha un costo, ma non averla costa di più». Infine, non esiste solo Puccini, pur rimanendo l'autore di Tosca e Boheme il più grande. «Tuffandosi nel gigantesco passato musicale lucchese - conclude la regista - ci sarebbero idee per trent'anni. Credo che bisognerebbe guardare al futuro con più curiosità, prendendo dalla nostra storia e sfruttandola per il domani».