Il presidente della Fondazione Carisbo replica alle accuse sul Museo della Città "Questo intervento significa bonificare intere aree e luoghi del centro storico" Fabio Roversi Monaco, amareggiato, ricorda che «Genus Bononiae. Musei nella città non si limita a quanto si sta realizzando a Palazzo Pepoli: è invece, come tutti sanno, un vero e proprio complesso percorso museale e culturale nel centro storico, attraverso strade, portici e numerosi palazzi - Palazzo Fava, San Colombano, San Giorgio in Poggiale, Santa Maria della Vita, San Michele in Bosco, Santa Cristina, Palazzo dei Banchi - ristrutturati da noi e da riaprire al pubblico, con interventi anche sullarredo urbano per togliere le brutture e bonificare il centro». Unoperazione «faticosa e costosa che stiamo portando avanti in collaborazione con le istituzioni cittadine: la Curia Arcivescovile, la Asl di Bologna, lIstituto Ortopedico Rizzoli e il Comune di Bologna partecipano in maniera diretta e rilevante al nostro progetto per restituire ai cittadini una parte rilevante del nostro prezioso centro storico. Ridurre il tutto a palazzo Pepoli è chiaro indizio di completa disinformazione, il che già di per sé è intollerabile». La Fondazione, nel tempo, è stata disposta a spendere milioni di euro, perché - spiega Roversi-Monaco - «investe in beni unici e senza prezzo, che, se non fosse per noi, sarebbero destinati alla rovina». Dichiara che «non accetteremo mai di finanziare lordinaria amministrazione di realtà pubbliche in carenza di fondi come i musei, non siamo supplenti dello Stato». Altra cosa che testimonia mancanza di corretta informazione è che, prosegue Roversi Monaco, «il Credito sportivo ha avuto già dalla Finanziaria del 2004 la possibilità di operare nel campo delle attività culturali. Forse noi siamo "colpevoli" di essere stati i primi ad usare questo strumento, nel pieno rispetto della legalità: una chance che ora anche altri cercano di utilizzare. Abbiamo fatto una cosa che tutti ci invidiano». Lanciando un invito a «studiare le carte» e richiamando il «dovere di cortesia e rispetto», il presidente della fondazione Carisbo smentisce poi la voce riportata da Italia Nostra secondo la quale si starebbero spendendo 60 milioni in opere darte: «Avessimo potuto farlo, lo avremmo fatto con gioia. Le cifre reali sono un decimo, e sì, abbiamo anche acquistato intere collezioni, come la collezione di strumenti meccanici Marini, ma soprattutto la crescente fiducia che la società civile, bolognese e non, nutre per la Fondazione ci ha consentito di acquisire in donazione, tra laltro, la collezione di strumenti antichi, clavicembali e spinette, di Luigi Ferdinando Tagliavini, la biblioteca di Oscar Mischiati, la collezione Danese, i beni culturali dei fratelli Arcangeli». Infine, alle contestazioni riguardo la qualità, lex rettore replica sfoderando il lungo elenco di tutti i nomi di lustro dei collaboratori del progetto, coordinati dal professor Massimo Negri, direttore, fra laltro, dello European Museum Forum. Lultima stoccata di Italia Nostra entra nel merito del ruolo della Fondazione a Bologna, che a detta dellassociazione anche qui dovrebbe operare a sostegno dei musei esistenti come accade a Milano o Torino. Su questo, Roversi-Monaco rimanda al «giudizio dei bolognesi» e si domanda: «Recuperare tesori del tutto misconosciuti a gran parte dei bolognesi come San Colombano o Palazzo Fava, che abbiamo restaurato e donato a alla città, o riaprire Santa Cristina, in stato di abbandono e degrado da almeno un decennio e ora rinnovata, viva e frequentatissima, non è operazione meritoria quanto sostenere i musei esistenti? La Mottola Molfino, capirà che restaurare palazzi, e in questo caso strutture che sono a breve distanza tra loro, che fanno cioè parte di un percorso, non significa solo "spendere soldi" per acquistare opere darte, ma significa piuttosto bonificare intere aree della città: portare presenza, luce, pulizia, ordine e sicurezza».
BOLOGNA - "Italia Nostra non ha capito il Genus Bononiae"
Il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco, replica alle accuse di Italia Nostra secondo le quali la Fondazione sta spendendo 60 milioni in opere d'arte. Roversi-Monaco smentisce questa voce, affermando che le cifre reali sono un decimo e che la Fondazione ha acquistato intere collezioni, come la collezione di strumenti meccanici Marini e la collezione di strumenti antichi, clavicembali e spinette di Luigi Ferdinando Tagliavini. Inoltre, la Fondazione ha ricevuto donazioni di beni culturali da parte di istituzioni e privati, come la biblioteca di Oscar Mischiati e la collezione Danese.
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