lo scontro sul perdurare del commissariamento Un "invito" a presentarsi in consiglio comunale recapitato da maggioranza e opposizione. Di fatto, una sfida al ministro Bondi «Il commissario del Carlo Felice venga a spiegare in consiglio comunale le ragioni che hanno indotto il ministero a prorogare il suo incarico». La necessità di un chiarimento pubblico da parte di Giuseppe Ferrazza mette d'accordo maggioranza e opposizione che concordano che le modalità della decisione e come è stata comunicata - un sms al sindaco alle dieci di sera del giorno della scadenza - non sono state istituzionalmente impeccabili. Per il resto il centro-destra non sta perdendo l'occasione per attaccare, schierandosi decisamente dalla parte del commissario anche nella decisione di "licenziare" il direttore artistico Cristina Ferrari e di sostituirlo, prima con il maestro Giorgio Battistelli, che ha rifiutato, e poi con Vincenzo De Vivo, che ha accettato. «La sinistra parla di cultura ma, il sindaco Vincenzi e il presidente Burlando con le loro dichiarazioni stanno aggravando la crisi del più importante teatro della nostra regione», scrive in un comunicato Edoardo Rixi, segretario provinciale della Lega Nord. Marta Vincenzi ribadisceâ??la sua posizione: «Nessuna critica a Battistelli, mi spiace che il compositore sia rimasto coinvolto in una situazione poco chiara, originata dal fatto che nessuno ha ancora spiegato le ragioni della proroga al commissariamento». Sui possibili sviluppi della situazione il sindaco aggiunge: «Ora il commissariamento deve finire e spero, per il bene del teatro, che Ferrazza e il ministro ne escano bene. Quanto a noi stiamo lavorando per garantire il rinascimento del Carlo Felice». Dichiara invece di non temere la tempesta politica che avvolge il suo arrivo a Genova il nuovo direttore artistico "a termine" De Vivo (la sua consulenza scadrà a maggio, in contemporanea con la fine del commissariamento) cheâ??spiega: «Il contesto politico crea sempre, nei vari teatri, un clima diverso. Credo però che in un momento in cui la salvezza del Carlo Felice dipende da uno sforzo comune le polemiche possano stemperarsi». De Vivo - che ha ricoperto lo stesso incarico a Roma, Bologna, Valencia - dovrà fare i conti con carenze di risorse al limite del possibile «che mi preoccupano - dice - ma fortunatamente non mi spaventano». E quindi non si sbilancia su qualche nome di compositore, direttore o interprete e preferisce fare una considerazione di metodo. «Sicuramente non bisogna avere pregiudizi e, fermo restando il livello qualitativo, non vanno creati steccati fra i generi musicali. Voglio ricordare che in base al pregiudizio contro il musical si sarebbe tenuto "Porgy and Bess" fuori dai grandi teatri». L'obiettivo quindi resta quello di cercare di riempire un teatro da molti considerato troppo grande per un bacino di utenza come quello ligure. «Tutti i teatri diventano troppo grandi se il pubblico non viene formato, se non si creano nuovi pubblici - aggiunge De Vivo - è indispensabile dialogare con il pubblico nella realizzazione di un programma che corrisponda all'identità del teatro». «Sin dalla sua nascita, con questa struttura avveniristica, il Carlo Felice ha provocato obiettivi e speranze molto importanti - prosegue De Vivo - che non sempre si sono coniugate con le possibilità concrete. Io voglio cercare di entrare in questo teatro, che seguo da sempre, per cercare di far emergere le grandi potenzialità che indubbiamente contiene». «Ho molto entusiasmo - conclude - e spero che le esperienze che mi porto dietro da molti teatri europei mi aiutino a trovare lo specifico del Carlo Felice. Ciascun teatro esprime se stesso e chi è chiamato a dirigerlo deve capirne la natura ed esaltarla».GIULIANO GALLETTA 09102009
GENOVA. Carlo Felice, il Comune all'attacco:Ferrazza spieghi la sua proroga
Il commissario del Carlo Felice, Giuseppe Ferrazza, è stato prorogato per un altro anno. La decisione è stata comunicata al sindaco di Genova, Vincenzi, con un messaggio SMS alle dieci di sera del giorno della scadenza. La maggioranza e l'opposizione concordano che le modalità della decisione non sono state istituzionalmente corrette. Il centro-destra ha attaccato la decisione, schierandosi dalla parte del commissario. La sinistra ha parlato di cultura, ma il sindaco Vincenzi e il presidente Burlando hanno aggravato la crisi del teatro.
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