Che ne sarà del Ratto delle Sabine del Giambologna, da cinque anni al centro di un monitoraggio per rilevare il suo stato di salute? Anche di questo si parlerà al «Salone dell'arte e del restauro », primo appuntamento fiorentino dedicato alla conservazione e alla tutela del patrimonio, alla Stazione Leopolda dal 29 al 31 ottobre. Tra i vari appuntamenti (dal convegno del Ministero per i beni culturali sul recupero delle opere d'arte in Abruzzo alla presentazione dei recenti interventi di restauro nella basiliche di Santa Croce e di San Marco, fino a laboratori pratici e dibattiti aperti) il 31 ottobre alle 14 è prevista la tavola rotonda, promossa dalla soprintendenza speciale per il polo museale fiorentino, dal titolo Monitoraggio dei trattamenti protettivi sul Ratto delle Sabine del Giambologna . Vi parteciperanno i rappresentanti della commissione creata per verificare lo stato di degrado del marmo e per dare indicazioni sulla musealizzazione o meno della statua della Loggia dei Lanzi. Della commissione, presieduta dalla soprintendente Cristina Acidini e coordinata da Mauro Matteini del Cnr, fanno parte ricercatori e chimici del Cnr di Firenze, oltre a professionisti dell'Istituto Centrale per il restauro di Roma e dell'Opificio delle pietre dure. Gli addetti ai lavori hanno le bocche cucite, ma pare che sia stata scartata l'ipotesi musealizzazione e che molto probabilmente il gruppo rimarrà sotto la loggia, dove sarà possibile conservarlo grazie ad una sostanza protettiva messa a punto dall'Istituto Centrale per il restauro di Roma (diversa da quella testata lo scorso anno, scartata perché alla lunga provocava un ingiallimento del marmo). Un lavoro intenso, durato cinque anni, che ha visto il gruppo scultoreo al centro di analisi e verifiche continue, trattamenti e prove per tentare di garantirne la conservazione. Il dossier sullo stato di salute della scultura è stato consegnato da Mauro Matteini subito dopo aver portato a termine le indagini ed è sulla scrivania della soprintendente Acidini. Indagini sofferte, che hanno visto il «Ratto » al centro di un dibattito tra chi pensava fosse il caso di ricoverarlo in un luogo più sicuro e chi riteneva fosse meglio lasciarlo al suo posto. Tutti sperano in una cura definitiva che lo difenda dalla corrosione dovuta alle piogge acide e al lento deterioramento che affligge la superficie, restaurata solo pochi anni fa ma costantemente a rischio.