La maggioranza ha approvato il piano per l'alienazione dell'ex caserma dei carabinieri, dell'istituto «Guarino» e della casa di risposo «Mussolin» Casu: «Mancano soldi». Polo replica: «No, non ci sono problemi di cassa» La vecchia caserma dei carabinieri di San Bonifacio, l'istituto «Guarino Veronese» e la casa di riposo «Don Bortolo Mussolin» sono stati inseriti nell'elenco dei beni che si possono vendere e che cambieranno la destinazione d'uso. Lo ha deciso a maggioranza il Consiglio comunale, con i voti contrari di Silvano Polo e Paolo Cannas, mentre si sono astenuti Giuseppe Piasentin, Giampaolo Provoli e Stefano Piccoli; Mariano Dalla Valle e Marco Andrioli non hanno partecipato al voto. Nelle oltre due ore di dibattito, lo scontro è stato particolarmente duro sull'alienazione del Guarino. Il sindaco Antonio Casu ha spiegato che queste alienazioni sono una «operazione finanziaria necessaria per tentare di riuscire ad equilibrare il bilancio del Comune». Per quanto riguarda il Guarino, ha annunciato che la Provincia sta progettando tre poli scolastici, uno dei quali a San Bonifacio, dove verrà realizzato un «campus», necessario considerando le emergenze che ogni anno colpiscono gli istituti superiori sambonifacesi in fatto di spazi. «Ma per farlo bisogna dismettere gli attuali edifici scolastici e fornire alla Provincia una stampella per finanziare la costruzione di quelli nuovi». Il campus è previsto vicino alla «cittadella dello sport» e l'assessore Ismaele Niero ha annunciato che è già stata fatta richiesta a una ditta di far proseguire i sottoservizi dell'area sportiva anche in quella destinata al campus scolastico. Andrioli: «Non si può dare alla Provincia un'area simile perchè vi faccia appartamenti: è già problematica per viabilità e vivibilità e diventerà un altro Bronx come l'area Ambrosini o piazzetta Cavour». Paolo Cannas: «Si tratta di 16.200 metri cubi su un'area di 5.400 metri quadrati, per cui sono prevedibili una settantina di appartamentini: quale sarà la vivibilità?». Polo: «Bisogna tener presente, tra l'altro, che occorre restituire alla Provincia i circa 2 miliardi che ha già speso per lavori al Guarino. Comunque, se il motivo è quello finanziario», ha detto, cifre alla mano, «non c'è alcun problema di cassa in Comune, né per il patto di stabilità». Piasentin: «Quello del campus è un salto nel buio. Ma dietro c'è almeno un disegno?». Avuta assicurazione dal sindaco di un maggiore coinvolgimento del Consiglio in futuro, il consigliere ha ritirato due emendamenti. Provoli, preoccupato che l'area del Guarino diventi un ghetto, ha aggiunto: «Personalmente sono disposto a seguire questo sogno del polo scolastico, anche perchè andrebbe a dar respiro alla viabilità del paese, ma occorre coinvolgere anche le minoranze e che questo progetto venga inserito nel piano triennale della Provincia». Per la maggioranza, Luca Galizia ha replicato alle critiche: «Sull'area del Guarino ci saranno solo interventi urbanistici di qualità; questo sacrificio comunque non sarà vano ma un passo avanti per ottenere il campus scolastico e senza alcuno scadimento dell'area ceduta come contropartita». Il sindaco da parte sua ha smentito le affermazioni di Polo, confermando che «non ci sono soldi per coprire le spese» e che le cifre citate «non sono sufficienti per ripianare il bilancio e per non sforare il patto di stabilità». E' stato poi confermato che tra i beni da dismettere è previsto anche l'edificio dell'ex Itis, dove verrebbe trasferito, come ha confermato il consigliere Alfio Lanzafame, il Distetto dell'Ulss 20.