Dici Europa e, perso nella prima accezione del unione continentale, pensi all'economia, alla moneta unica... Vecchi retaggi di vecchio Mec. L'Europa, in realtà, è soprattutto un continente che vanta una cultura ricca e solida. Se gli americani coltivano sempre il sogno del viaggio in Europa, non è certo per la nostra economia. E non è un errore, quindi, dedicare la seconda puntata del «perché di un voto» a raccogliere le voci di Italia Nostra, Fai e Legambiente, per sentire cosa queste associazioni si aspettano da Strasburgo. In sunto, quello che le tre associazioni ambientaliste e di tutela dei beni culturali chiedono è questo: i finanziamenti che il Governo Berlusca non da più, la tutela che le leggi italiane non garantiscono più, la ricerca di fonti energetiche alternative, detenute, attualmente, dalle lobby petrolifere americane, impegnate ad accaparrare con le buone e le cattive, e poco disposte a mollare la gallina delle uova d'oro che si trovano tra le mani. «Contagocce statale I fondi possono arrivare dalla Uè» «II caso Villa Emo è esemplare: serve una legislazione» ITALIA NOSTRA. Umberto Zandigiacomi di Italia Nostra non ci gira certo attorno: dall'Europa possono venire soprattutto quei soldi che lo Stato italiano, già indaffarato a tentare di piazzare i pezzi buoni della nostra storia sotto forma di edifici, siti e "pezzi" unici e irripetibili, non vuole stanziare. «In tempi di vacche magrissimo per lo Stato italiano - dice eufemisticamente Zandigiacomi per riparare ai danni fatti in tanti anni di incuria e di sfruttamento del territorio, non resta che confidare nella continuità dei fondi comunitari. L'aiuto europeo, oggi più che mai, diventa essenziale. Quindi speriamo che questi fondi continuino ad essere erogati. Il patrimonio storico -monumentale e ambientale italiano è patrimonio europeo, anzi ne costituisce una parte fondamentale. E pure in molte altre parti d'Europa quei fondi possono fare miracoli. Noi, in più, abbiamo una bella cultura ed un'ottima scuola del restauro, dalla quale l'Unione europea può attingere a piene mani validi e giovani tecnici, mettendo in circolazione anche una forza lavoro altamente specializzata». «L'Europa, tra l'altro - continua l'architetto Zandigiacomi - da aiuti in questo senso anche ad altri Paesi, extraeuropei. Come del resto facciamo noi, di Italia Nostra, con un progetto mirato in Gabon. Per continuare ed ampliare questa politica, serve un governo europeo solido, rappresentativo, aperto al terzo Mondo e alla salvaguardia dei monumenti e dell'ambiente. Un governo europeo più autonomo dai potentati economici e dalle pastette, con più capacità di iniziativa politica. Politica nell'accezione vera del termine». FAI, Adelina Secco, trevigiana e vicepresidente regionale del Fai (che ha nella trevigiana Maria Sole Crespi la sua capodelegazione), calca la mano sul sonno (sonno, per non dir di peggio) della legge italiana: «Non è vero che l'Europa non interessa a nessuno. Noi del Fai siamo felicissimi di essere in Europa e sulla Uè facciamo grande conto Cosa vogliamo dall'Europa è presto eletto: leggi che salvaguardino l'ambiente e aiutino a ripristinare il paesaggio. Specie quello veneto, che è un grande capitale, una delle poche vere risorse durature anche in chiave economica, visti i chiari di luna attuali. Siamo molto indietro, a questo riguardo, rispetto ad altri Paesi d'Europa come Germania e Francia, che pure hanno meno di noi da difendere, le nostre vere ricchezze sono sotto gli occhi di tutti: dai capolavori del Rinascimento al paesaggio. Non possiamo rischiare casi come quello di Villa Emo: lì c'è stata una sollevazione popolare per salvare una campagna che parla di storia, ma non è possibile che non esistano leggi sovrannazionali, sganciate dalle inevitabili "amicizie" di paese tra politici e ini premi iteri., che impediscano fin dall'inizio tentativi di speculazione di quel genere. E' anche in queste cose che l'Europa può avere un ruolo fondamentale. E vado oltre: dall'Europa potrebbero venire i finanziamenti per evitare che le Soprintendenze, colpevolmente lasciate nell'asfissia e con una crescente mancanza di personale, scomparissero. Quanto al cosiddetto Codice Urbani, che qualcuno teme darà il via libera al saccheggio del nostro patrimonio storico-ambientale, ci riserviamo di studiarlo bene per vedere cosa vi si cela. In qualsiasi caso una legislazione europea potrebbe diventare un argine anche alle leggi italiane, diciamo così, sbagliate. Il Fai crede e punta sull'Europa. A livello nazionale e a livello regionale, il futuro sta nella politica comunitaria». LEGAMBIENTE. Rino Raserà di Legambiente va subito sul concreto, mettendo sul tavolo "casi" e tematiche su cui intervenire. «Faccio un esempio - dice - ed è solo uno dei tanti che si possono fa re a questo proposito. L'Europa è un macrosistema che si confronta con altri macrosistemi come gli Usa e la Cina. Questi stanno perseguendo una politica energetica basata su idrocarburi, carbone eccetera. Invece di affrontare il problema di un'energia alternativa e pulita, vanno ad accaparrarsi tutte le fonti possibili, anche a costo di mettere in piedi delle vere e proprie guerra. L'Europa, alcuni Paesi più e altri meno, è già molto avanti sul fronte alternativo. Tutta la tecnologia, sempre più raffinata, che si basa sull'energia solare o su quella eolica e il loro sfruttamento, nasce proprio da qui. Siamo più attenti e rispettosi, siamo anche attrezzati: perché seguire gli altri su una strada che, purtroppo, non è eterna? Questo è il tipo 1i scelte che noi chiediamo a un governo europeo che voglia il bene dell'Europa e non quello di multinazionali trasversali che ci portano, e lo si vede in questi giorni, per vie pericolose. Mi accorgo che ciò che sto dicendo è... più grande di me, ma anche l'Europa è più grande di noi eppure fatta anche da noi». «Dunque prosegue Rino Raserà perché non sganciarsi da logiche che non ci appartengono e che ci costano più che ad al-tri? Se negli Usa vanno di moda auto gigantesche, ottomila di cilindrata, che fanno tre chilometri con un litro, noi possiamo seguire gli statunitensi? Noi non abbiamo le stesse fonti, da noi la benzina costa molto di più, perché seguire nei costumi chi da noi trae vantaggio? Un governo d'Europa che puntasse su una svolta del genere, suggerendo, incoraggiando, finanziando la scelta dell'energia alternativa, sarebbe più forte in chiave internazionale. L'Europa, un giorno, potrebbe guardare dall'alto in basso chi si dibatte con i problemi di approvvigionamento di petrolio. E con il vantaggio preso, potremmo anche vendere tecnologia avanzata. Eolico e fotovoltaico sarebbero a lungo solo una... cosa nostra, nel senso che andremmo noi a imporre prodotti e prezzi. Intanto il territorio sarebbe stato salvaguardato, con immensi vantaggi, pure economici, anche da altri punti di vista».
La Tribuna di Treviso
10 Giugno 2004
Eco-cultura: al Parlamento europeo Italia Nostra, Fai e Legambiente chiedono finanziamenti e leggi che tutelino i tesori della Marca, del Veneto e dell'Italia
AN
Antonio Frigo
La Tribuna di Treviso
Artista / Persona
Bene culturale
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