Si occupa di federalismo fiscale da dieci anni, dai tempi della devolution di Bassolino. Oggi Luca Antonini, 46 anni, docente di Diritto costituzionale all'Università di Padova e consigliere giuridico dei ministri Tremonti e Calderoli, presiede la commissione che lo realizzerà sotto il profilo tecnico e contabile. L'unico che, secondo lui, è in grado di dare un senso al federalismo: «Ha ragione Massimo Bordignon - precisa - senza numeri non c'è federalismo». Crede che i lavori per la stesura dei decreti attuativi partiranno subito senza "intoppi" politici? Direi di sì, visto che si tratta di un'ottima legge dal carattere bipartisan. Lo dimostra l'astensione del Pd, che per questioni strategiche non ha votato ma che ha nei fatti ha supportato il progetto complessivo. Dal punto di vista fiscale quali sono gli obiettivi e cosa ne guadagneranno le Regioni? Maggiore autonomia, che si traduce anche in una maggiore manovrabilità delle imposte regionali, e l'abolizione dei trasferimenti dallo Stato. E cosa succederà all'Iva, che qualche mese fa sembrava essere uno dei capisaldi del federalismo? La compartecipazione all'Iva sarà legata al territorio, calcolata non sui consumi Istat ma sul riscosso reale. In questo modo non verrà considerata l'evasione fiscale, del cui recupero si dovrà occupare anche il territorio. In che modo? La legge prevede il coinvolgimento degli enti locali nella lotta all'evasione. Spesso le banche dati dei Comuni sono ricche di informazioni, che possono essere incrociate per combattere l'evasione. In passato i Comuni non hanno contribuito a questa lotta perché non erano direttamente cointeressati nella riscossione, e in questo modo hanno spesso vissuto la denuncia come una delazione. Ma le cose cambiano se sono loro a poter utilizzare le risorse che recuperano, magari per costruire una scuola o un asilo. Già si sono visti risultati con alcune recenti norme che vanno in tale direzione. Se gli enti locali avranno maggiore libertà in campo fiscale è ipotizzabile anche la reintroduzione dell'Ici prima casa, che a detta dei Comuni era fondamentale? No, non sarà possibile. Manterremo fuori dalle tasse la prima casa. La legge prevede invece la possibilità di attribuire imposte statali ai Comuni, anche relative agli immobili. Ci illustra la tabella di marcia della commissione, passo per passo? Prima di tutto occorre un linguaggio di comunicazione, in modo tale che le Regioni e gli enti locali comunichino con lo stesso schema. Abbiamo chiesto con urgenza di provvedere con urgenza, c'è già un lavoro condiviso avviato. Con i dati uniformi sarà poi possibile per giugno presentare una relazione con ipotesi di attuazione del federalismo fiscale. Bilanci a parte, cosa farete per prima cosa? Una cosa che può partire subito, perché prescinde dai problemi contabili, è il trasferimento demaniale. Le caserme, gli aeroporti, le miniere, il demanio idrico dello Stato verrà ceduto gratuitamente a Regioni, Comuni, Province, a seconda del posto dove si trova il patrimonio. A quel punto gli enti locali potranno usarlo, trasformarlo, valorizzarlo o anche venderlo per recuperare risorse da investire altrove. Quando comincerete a parlare di costi standard per sanità assistenza e istruzione? Appena avremo i dati contabili uniformati, ma direi abbastanza presto. In particolare sulla sanità c'è un percorso già avviato. Più lunga sarà inveceper istruzione e assistenza. L'importanteperò è arrivare ad un punto. I costi standard sono lavera rivoluzionedel progetto di riforma, perché significafmanziare solo il servizio e non più le inefficienze, mascherate dietro al concetto di "spesa storica", contro cui è giustamente intervenuto anche il presidente della Repubblica. Avete già in mente se prenderete come riferimento, almeno per la sanità, le Regioni più virtuose? Per il momento preferisco non parlare. E' chiaro che bisogna guardare alle realtà più evolute. Ma bisogna anche fare il possibile, considerando che in Italia abbiamo 4 Regioni commissariate per la sanità: Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e la Calabria è su questa strada.