La presidente Mottola Molfino stronca lallestimento della Fondazione Carisbo: "Dubbi anche sulla legittimità del finanziamento del Credito Sportivo" "La torre di vetro e acciaio a Palazzo Pepoli è un inutile stravolgimento dei volumi" La Presidente nazionale di Italia Nostra lancia un duro jaccuse contro il Museo della Città di Bologna, il progetto in corso di realizzazione con fulcro a Palazzo Pepoli Vecchio che dovrebbe essere completato a fine 2010. Nato da unidea di Fabio Roversi-Monaco, attuale presidente della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, per il Museo si prevedeva come budget iniziale un investimento della stessa Fondazione di circa 15 milioni di euro. Ora però i costi, denuncia Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra, starebbero raggiungendo cifre iperboliche «nellordine di 60 milioni di euro, spesi sul mercato anche per acquistare opere darte e documenti antichi». Loccasione per puntare il dito contro il Museo le è stata offerta dalla tavola rotonda sul futuro dei musei italiani, promossa nellambito di Artelibro. Alla sua prima uscita pubblica nel ruolo di presidente dellassociazione ambientalista, Mottola Molfino, già direttore dei musei civici di Milano, ha riferito che la Fondazione Carisbo starebbe portando avanti la sua politica di acquisizioni «senza un costrutto storico artistico lineare, cosa che porterà a inconcludenze logiche, quando invece sarebbe stato più razionale acquisire in donazione intere collezioni esistenti o chiedere prestiti da realtà pubbliche». Italia Nostra critica anche per progetto che larchitetto milanese Mario Bellini ha studiato per Palazzo Pepoli Vecchio: «La grande torre di vetro e acciaio che si sta piazzando in mezzo al cortile medievale è un inutile stravolgimento dei volumi del palazzo», denuncia Mottola Molfino, mentre sul fronte finanziamenti «vorremmo proprio capire in base a cosa un ente come il Credito Sportivo, che per sua missione deve sostenere lo sport, si ritrova a dare finanziamenti per un museo, cosa che non ci risulta sia mai accaduta prima». Più in generale, sullintera operazione Museo della Città, Italia Nostra vede «un alone di mistero e scarsa trasparenza: è un intervento costoso e per il quale sarà ancora più costosa la manutenzione. Non capisco perché a Bologna la principale fondazione bancaria non operi come accade nelle altre città: a Milano la Cariplo ha offerto un contributo a fondo perduto fino a 50 milioni per il sistema museale civico, a Torino Intesa San Paolo sostiene tutti i musei pubblici. Il comportamento della Fondazione Carisbo è diverso da tutte, forse per via di personalismi che altrove non ci sono. Ma questo è grave», conclude Alessandra Mottola Molfino lanciando una crociata in difesa dei 4.700 piccoli e medi musei esistenti in Italia - in cronica mancanza di fondi e personale - e prevedendo che esperienze come quella bolognese, la toscana dei Grandi Uffizi o la lombarda della Grande Brera, la romana del Maxxi, siano inevitabilmente «destinate ad assorbire tutti i fondi disponibili» a scapito dei musei esistenti. Sul tema, è intervenuto recentemente anche Mario Resca, nominato dal ministro Sandro Bondi direttore generale dei Musei italiani: «il nostro obiettivo oggi è far tornare i visitatori nelle nostre sale: 93 milioni di persone lanno sono troppo poche, che siano paganti o no, il numero lo vogliamo incrementare. Il lavoro da fare è tanto, per rendere piacevole le visite al nostro patrimonio artistico, anzitutto per la formazione del personale, lassegnazione di maggiore autonomia ai direttori, gli incentivi fiscali al mecenatismo».
BOLOGNA - La bocciatura di Italia Nostra "Invasivo e troppo costoso"
La presidente di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino, ha criticato il progetto del Museo della Città di Bologna, che dovrebbe essere completato a fine 2010. Il progetto, nato da un'idea di Fabio Roversi-Monaco, ha un budget iniziale di 15 milioni di euro, ma ora i costi stanno raggiungendo cifre iperboliche, intorno ai 60 milioni di euro. Mottola Molfino ha denunciato che la Fondazione Carisbo sta portando avanti una politica di acquisizioni senza un costrutto storico artistico lineare, e che il progetto è un inutile stravolgimento dei volumi del palazzo.
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