il passato riaffiora dal sottosuolo Una mostra a Pegli racconta i ritrovamenti archeologiciavvenuti durante gli scavi in corso da quasi vent' anni ERANO agricoltori e allevatori di bestiame, i nostri antenati. Costruivano, già nel neolitico, muretti a secco con pietre sbozzate, lavorate e non ammassate l'una sull'altra rozzamente. Vi appoggiavano piattaforme su cui erigere le loro capanne o forse per proteggersi, con questa specie di sbarramento, dalle esondazioni del torrente Bisagno che scorreva nei pressi. Il nucleo abitato più antico della cittàè nel centro di piazza Brignole dove confluisce via Serra. Gli archeologi della sovrintendenza Piera Melli e Angiolo del Lucchese lo trovarono sotto i resti di un convento cinquecentesco, a sua volta ad alcuni metri sotto il manto stradale: nell'estate di due anni fa, il Secoloxix ne fece ampio resoconto visitando in anteprima uno scavo in contemporanea con il cantiere della metropolitana, che aveva rivelato la traccia più arretrata nel tempo della vita di Genova. Risalente al neolitico medio fra il 4800 e il 4500 avanti Cristo. Gli archeologi genovesi cominciarono a sfogliare il libro della preistoria proprio con il ritrovamento di questo insediamento e via via approfondendo la lettura e le interpretazioni del più diverso materiale ritrovato e che oggi costituisce il punto focale della mostra che si sta allestendo al museo archeologico di Villa Pallavicini a Pegli intitolata Archeologia Metropolitana. Quasi venti anni di scavi insieme alla talpa dell'Ansaldo. Comunque a fianco, in una collaborazione che si è via via rinsaldata negli anni, superando anche gli inevitabili nervosismi per i ritardi del cantiere. Oggi si è in grado di mettere in mostra i migliori reperti trovati nei vari siti, a Brignole ma anche a Corvetto, a Porta Soprana mentre lo scavo di Sarzano ha restituito ben poco perché era una enorme fossa che occupava tutta la piazza, da cui nel Seicento estraevano calcare e che successivamente fu trasformata in discarica di materiale sterile. Nel cantiere di via di PortaSoprana nulla di eclatante, ma importanti conferme nelle fondamenta di case medievali, ma anche nelle tracce di cantine e cisterne, attorno a quello che nel tredicesimo secolo si chiamava vico Notari, con un po' di materiale romano e preromano scivolato probabilmente dalla collina. Dimostrazione che la città romana, ben testimoniata dalla Domus di piazza Matteotti, continuava, per concludersi probabilmente nella necropoli in via del Colle, fuori dall'abitato. Gli archeologi Melli, Gandini e del Lucchese si concentrano su piazza Brignole dove, si è detto, ci sono le più antiche "orme" di frequentazione umana. Certo, quindici anni fa, in piazza della Vittoria nel sottosuolo, si erano individuate presenze neolitiche, probabilmente un villaggio sommerso dalle acque, ma qui siamo in un'area meno contaminata e quindi più leggibile. Dicono gli esperti. «Qui abbiamo trovato legni conservati che ci hanno permesso una datazione con il carbonio 14 e una ricostruzione dell'utilizzo osservando come erano tagliati. Probabilmente per strappare delle fronde dagli alberi e nutrire il loro bestiame, non a caso vicino ai numerosi focolari,insieme al generoso materiale con frammenti di vasellame e di utensili, ecco anche ossa di bovino. E c'era pure una fosse scavata nell'argilla, forse una specie di silos per conservare i cereali». Oltre quel muro perfetto, dell'età del bronzo, così ben fatto da sembrare agli archeologi di datazione più recente, e che verrà ricostruito in mostra. Dunque una vita ben organizzata, in un luogo molto fertile, protetto dai venti e dalle mareggiate, non dimenticando che in piazza della Vittoria probabilmente vi era un'ansa di fiume, forse un approdo. Un villaggetto che una frana ricoprirà, grandi massi che azzerano la vita, lasciando trasparire nella polvere rocchetti di filatura della prima età del ferro, che potrebbero provenire da un castellaro soprastante, da dove si scatenò il fiume di sassi. E sempre in quel posto ricco, salendo verso la superficie, livelli agricoli di epoca romana dal II avanti Cristo al VII dopo Cristo. E lì vicino, del resto, passava la strada romana e forse lo stesso acquedotto, fino ad una nuova stratificazione: la strada del 1500 e brandelli di muri del convento delle Brignoline, di cui in mostra ci saranno diversi manufatti. Dunque vita. Molto ben testimoniata. Nello scavo metropolitano di Corvetto, ai margini dell'Acquasola, c'è un mistero di morte per gli archeologi molto intrigante. Ancora degno di indagini. È la cosidetta Tomba del Principe. Spiega Piera Melli. «Si sa che la zona era frequentata in epoca romana e in epoca medievale, ma questo imponente tumulo funerario, di oltre quindici metri di diametro, risale alla metà del settimo secolo avanti Cristo. Attorno altre piccole tombe, con corredi funerari che porteremo in mostra. Ma il tumulo centrale è stato decapitato e distrutto in epoca romana». Chi c'era sepolto lì, con un onore particolare, come le dimensioni e la collocazione dimostrano? Magari un altolocato personaggio straniero, forse un etrusco. Gli archeologi genovesi sperano ancora nell'opportunità di rileggere quel sito. Donata Bonometti
LIGURIA - Dai cantieri del metrò è spuntato un tesoro
La mostra "Archeologia Metropolitana" si tiene al museo archeologico di Villa Pallavicini a Pegli, in una collaborazione tra gli archeologi genovesi e il cantiere della metropolitana. La mostra racconta i ritrovamenti archeologici avvenuti durante gli scavi in corso da quasi vent'anni. Gli scavi hanno rivelato un insediamento neolitico medio risalente al 4800-4500 a.C. in piazza Brignole, dove si trovava un muro a secco e piattaforme per le capanne. La mostra presenta i reperti trovati nei vari siti, tra cui la fossa scavata nell'argilla, le ossa di bovino e i frammenti di vasellame e utensili.
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