TRA i caratteri formali dominanti nella città vi è il colore degli edifici con le tonalità acquisite nel tempo. Si tratta di una policromia composita, riverberata dalla pietra, dai mattoni, dagli intonaci. Sopravvive su travertini e marmi dei grandi monumenti antichi, ove dalle tormentate superfici promanano inflessioni di luce assai tenui. Mantengono invece i colori vividi della terracotta le cortine murarie dei palazzi imperiali, delle mura e degli acquedotti che costellano le immagini della città e del suburbio. Accorte operazioni di ripulitura hanno eliminato le incrostazioni nocive dovute all'inquinamento, senza peraltro rimuovere colori, patine e altri segni del tempo conservati sulle loro superfici. Vicende plurisecolari hanno impresso i loro toni di colore anche su palazzi rinascimentali, su edifici barocchi, neoclassici e del primo Ottocento. Questo particolare aspetto, che tanto diffusamente riguarda la città, è però in gran parte scomparso e comunque presto lo sarà del tutto. Chi ha avuto il privilegio di conoscere quelle parti di Roma pri-ma che prevalesse l'odierno gusto insofferente della storia e incline alla moda del rinnovamento cromatico in architettura, potrà ricordare la sensazione del tempo trascorso, dell'età delle cose, derivante proprio dalla tonalità dei colori nei quartieri più vecchi dell'area centrale, allora anche i più poveri. Potrà inoltre ricordare il fascino tutto particolare, anch'esso dissipato, di monumenti dell'antica Roma, come il Pantheon, immersi in contesti architettonici che, atoni nella forma, erano nobilitati dalla policromia delle facciate. La città sta perdendo la sua tradizionale epidermide. Gli edifici assumono colori torpidi, senza gradi di intensità, senz'anima. La pietra non viene pulita accortamente ma è raschiata o dipinta, gli antichi intonaci non vengono consolidati e conservati ma sono speditamente sostituiti; la policromia dovuta alla combinazione di colorazioni stratificate e riemergenti, talvolta attenuate o quasi svanite, è cancellata dal livellamento delle tinteggiature alla moda. La presunzione, antistorica, di ripristinare l'aspetto originale degli edifici non fa i conti con le loro colorazioni sempre mute-voli nel tempo e ogni volta concepite nel rapporto reciproco con i mutati contesti architettonici. Con i segni della storia scompaiono anche altri caratteri della città: l'adozione di colori omogenei ne ha depauperato la policromia complessiva, già ricca di quei toni forti sempre amati a Roma; la perdita di colori ha immiserito e privato di identità nobili edifici, Palazzo Chigi ad esempio, spogliato del suo bel rosso; l'albedine diffusa su vasti contesti ha tolto carattere a intere piazze, si veda il Quirinale; la volgare tinteggiatura di antichi intonaci ormai bruniti da secoli per l'esposizione della pozzolana ha sottratto vigore a immagini consolidate, come nell'Isola Tiberina; l'inserimento di colori squillanti sulla prospettiva di masse tufacee, ha svilito paesaggi tradizionali, ad esempio quello del Palatino visto dal fiume oltre l'arco quadrifronte al Velabro.