La novità. L'inchiesta giudiziaria si allarga: dopo un blitz a Palazzo Cernezzi, la Procura acquisisce tutti i documenti prodotti da Villa Saporiti Modifiche avallate dagli enti presieduti da Carioni e Formigoni. Informata anche la Soprintendenza Il progetto del muro delle paratie era noto da anni. Oltre al Comune di Como, lo conoscevano nel dettaglio la Regione, la Provincia, la Soprintendenza ai beni ambientali. Il muro, insomma, c'era da tempo. Era disegnato sulla carta, ovviamente, ma noto. Risaputo. Il dibattito infuocato in atto attorno all'edificazione della barriera di calcestruzzo potrebbe quindi nei prossimi giorni, e non senza clamore, coinvolgere nuovi e inattesi protagonisti. Le novità sulla vicenda giungono da Villa Saporiti, dove per lunedì prossimo, alle 14.30, è stata convocata una riunione della commissione territorio. In quella sede, il dirigente del settore, l'architetto Giuseppe Cosenza, dovrebbe leggere una dettagliata relazione sul caso. Un documento che in parte è stato anticipato giovedì agli assessori della giunta provinciale. Interpellato ieri dal Corriere di Como, Cosenza ha declinato molto cortesemente ogni invito a fare una dichiarazione. «Non posso anticipare nulla - ha detto - sto finendo di preparare la relazione che sarà letta ai consiglieri lunedì». Qualche indiscrezione, tuttavia, da fonti interne all'esecutivo è trapelata ugualmente. E si tratta di indiscrezioni molto interessanti. La prima riguarda l'acquisizione di documenti da parte della Procura, che ha chiesto e ottenuto da Villa Saporiti alcune carte relative al progetto delle paratie. Presumibilmente, gli uomini della forestale spediti in Provincia dal pm Simone Pizzotti, titolare dell'inchiesta, hanno acquisito le copie delle tavole analizzate dalla commissione paesaggio, competente per il rilascio dell'autorizzazione paesistica. Seconda indiscrezione. La stessa commissione paesaggio avrebbe dato non una ma due volte l'autorizzazione al progetto delle paratie. Una prima nell'aprile del 2007, una seconda nel dicembre dello scorso anno. In quest'ultima occasione, la commissione ha dato l'ok alla cosiddetta "variante Viola", quella cioè di cui si parla da settimane. Terza indiscrezione, che in realtà è una semplice constatazione, confermata dallo stesso assessore al Territorio di Villa Saporiti, Sergio Mina: il progetto delle paratie di Como, muro compreso, è stato approvato dalla giunta della Regione Lombardia in una ormai lontanissima seduta dell'inverno 2003. Il Pirellone, in sostanza, essendo l'ente erogatore dei fondi necessari per la realizzazione delle barriere antiesondazione, si preoccupò di seguire l'iter progettuale, assegnando poi al Comune di Como la funzione di stazione appaltante. Il muro, in sostanza - anche se non nelle proporzioni scaturite dalla "variante Viola" - è stato promosso e votato dalla giunta Formigoni. Quarta indiscrezione. La Soprintendenza ai beni ambientali della Lombardia conosceva il progetto originario e anche la cosiddetta "variante Viola". Questo per un motivo molto semplice. Ogni autorizzazione paesistica approvata dalle commissioni locali, siano esse provinciali o comunali, deve - secondo quanto stabilito dalla legge urbanistica della Lombardia (122005) - essere trasmessa alla Soprintendenza. Quest'ultima ha 60 giorni di tempo per muovere eventuali rilievi. Trascorso il termine dei due mesi, per il principio del silenzio-assenso la pratica si deve ritenere accolta. È impensabile che la Provincia non abbia trasmesso a Milano le due autorizzazioni dell'aprile 2007 e del dicembre 2008, ragione per cui il muro, seppure «in silenzio», ha avuto l'ok anche dei Beni ambientali.