Palazzo Cernezzi dovrà pagare il doppio di quanto previsto inizialmente I tecnici comunali e regionali - questi ultimi invocati negli ultimi giorni per trovare una soluzione al problema "muro" - devono ancora fare chiarezza su futuri progetti e costi di demolizione dello stesso muro. Ma una cosa è certa: le paratie, così come sono oggi (e come, forse, non saranno più domani) costano già 1,2 milioni di euro in più del previsto. Tutta colpa dell'Iva. Sì, proprio l'imposta tanto odiata dai professionisti e dagli imprenditori. L'Iva che, calcolata in un primo momento al 10 dei costi di costruzione, è invece doppia. Il Comune deve cioè sborsare il 20. Conti alla mano, come detto, oltre un milione di euro, che Palazzo Cernezzi ha dovuto mettere subito in bilancio. Nell'ultima seduta del consiglio comunale, infatti, in sede di assestamento contabile, è stato deciso di destinare l'avanzo di amministrazione proprio alla copertura della maggiore spesa dovuta al raddoppio dell'Iva sulla costruzione della paratie. Così come specificato dallo stesso ufficio stampa di Palazzo Cernezzi, l'adeguamento dell'imposta è stato deciso su indicazione dell'Agenzia delle Entrate, alla quale il Comune capoluogo aveva chiesto un parere. La nota dell'Agenzia ha avuto l'effetto del tutto identico a una doccia gelata. Soprattutto sul bilancio dell'ente, già gravato da una diminuzione attesa (ma probabilmente non in queste proporzioni) degli introiti derivanti dagli oneri di urbanizzazione. Sta di fatto che l'Iva sulla costruzione delle paratie va pagata. Al 20 e non, come ipotizzato in un primo momento, soltanto al 10. Misure in regola La riunione della giunta comasca, conclusa ieri dopo una discussione molto lunga, ha evidenziato alcune novità. Anche se manca l'ufficialità (non è stata diramata alcuna nota) e si deve quindi fare affidamento sulle indiscrezioni, il sindaco Stefano Bruni avrebbe rassicurato i suoi assessori sugli sviluppi dell'inchiesta. Dal palazzo di giustizia non sarebbero giunte, almeno fino a questo momento, notizie negative sul fronte delle indagini affidate dal pm Simone Pizzotti agli uomini del Corpo Forestale dello Stato. In particolare, il sindaco avrebbe confermato all'esecutivo come le misurazioni del muraglione, effettuate dagli agenti della forestale, siano sostanzialmente in linea con i disegni e i progetti. Nessun abuso in vista, quindi, o quantomeno nessun errore nell'innalzamento del tanto contestato muro sul lungolago. Lega e tecnici Bruni non ha invece confermato ai suoi assessori quanto detto martedì sera in diretta a "30 Denari", vale a dire la volontà di «affiancare» ai tecnici comunali impegnati in questo momento nel cantiere un professionista esterno. Peraltro, la Lega Nord sarebbe decisamente contraria a una simile ipotesi. I due assessori del Carroccio a Palazzo Cernezzi, fino a questo momento, non hanno obiettato nulla, anche perché la questione non è stata posta formalmente. Ma dai vertici provinciali del movimento il no a un nuovo professionista giungerebbe netto. La Lega sembrerebbe piuttosto orientata a incaricare nuovamente i vecchi progettisti dell'opera. Il problema dell'abbattimento Una questione che invece rischia di esplodere, prima o poi, è relativa alla decisione sull'abbattimento del muraglione. Bruni ne ha parlato brevemente ieri al termine della giunta. Il punto è semplice. Bisogna individuare il soggetto istituzionale - sindaco, esecutivo, consiglio comunale, apparato tecnico - e la procedura amministrativa - delibera, determina, ordinanza o quant'altro - con cui dare l'ok alla demolizione del manufatto. Chi dovesse firmare il provvedimento, tuttavia, si esporrebbe di fatto alla possibile procedura di richiesta danni della Corte dei Conti. Qualora la magistratura contabile dovesse infatti accertare responsabilità sulle spese, la scure si abbatterebbe inevitabilmente su chi avesse materialmente avallato la scelta dell'abbattimento. Un problema non da poco. Alla fine, qualcuno dovrà infatti comunque firmare un foglio di carta. Nella speranza che non sia la sua "condanna".