L'ex supermanager di McDonald's ingaggiato dal premier in prima persona, con l'avallo del fido Gianni Letta, per impostare una politica finalmente attiva e vincente dei Beni Culturali si è fermato a Baia visitando il Museo all'interno del castello ristrutturato e chiuso. Nonostante le sessanta nuovissime sale e la straordinaria ricchezza dei reperti. Fosse andato un pochino più avanti, passando per la Piscina Mirabilis e le Cento Camerelle, il dottor Mario Resca si sarebbe flagellato. La prima cisterna è aperta a metà ed è offesa da rotoli di plastica e da una scala che copre i bellissimi gradini scavati nel tufo da scalpellini esperti. Il secondo monumento, le Cento Camerelle, fa addirittura scandalo: è chiuso e sepolto dagli sterpi. Una storia da raccontare, insomma, e lo facciamo iniziando dalla disavventura di un turista «camminatore», arrivato di buon'ora, che ha tentato, sbattendo il muso contro un muro di gomma, di farsi aprire il cancello delle «prigioni di Nerone» nel cuore più antico di Bacoli. Niet, tornatene a casa, le «Centum Cellae», volgarizzate come Cento Camerelle, sono chiuse da tre anni. Per minaccia di crollo. E per mancanza di manutenzione. Le «camerelle», come le chiamano da queste parti, sono una delle monumentali cisterne flegree con una serie di ambienti a volte che richiamano l'impianto di una prigione; di qui l'antico nome e il riferimento all'imperatore con la lira. L'ingresso manco si vede perché è coperto dalla sterpaglia; in compenso si intravede l'opus reticulatum che immette nelle scale che degradano verso il mare e si aprono su una serie di cunicoli. Lungo il corridoio di destra, l'unico percorribile, ci sono le celle scavate nel tufo e già in fondo un'apertura sul mare che consentiva l'approvvigionamento di acqua e di derrate per gli ozi che si celebravano nella villa dell'oratore Ortensio Ortalo, dove si svolgevano anche i meeting degli Academica priora di Cicerone. Il brutto di questa storia brutta è che basterebbe un milione di euro per rimettere in sesto il monumento, situato a pochissima distanza dalla Piscina Mirabilis, ma per recuperarlo bisogna sperare nella seconda tranche del Pit dei Campi Flegrei. (Per la prima fetta di interventi sono stati stanziati, e in gran parte spesi, 220 milioni di euro, quasi tutti arrivati via Bruxelles.). Uno degli abitanti del vicolo rivela un particolare agghiacciante: «Qualche mese fa si presentarono due tizi che spruzzarono un veleno che avrebbe arrestato la crescita dell'erbaccia, ma forse hanno sbagliato veleno perché la foresta è ancora pi fitta». La scena del gran rifiuto, quindi, non È nuova e non deve sorprendere. Le cose vanno così nei Campi Flegrei, per un restauro che si completa, due monumenti si chiudono nell'indifferenza della gens delle Terre ardenti, che rinunciano all'unico tesoro che posseggono. La grande cisterna, ci spiegano, è chiusa per mancanza di custodi, proprio come accade al Museo del Castello di Baia che è lo scandalo di questi giorni. Mal comune, insomma, e la colpa in questo caso è del ministero che non assume i custodi e non firma la delega alla Regione che è disposta ad accollarsi l'onere. Nelle more, che vanne avanti da tre anni, la gestione delle Cente Camerelle è affidata a un'assuntrice (si chiamano così i volontari che accettane l'incarico di accompagnare i turisti), la signora Anna Guardascione, vincolata a un patto con la Soprintendenza: nessuno deve entrare. E lei lo fa rispettare rinunciando alle mance che le consentivano di rendere pi accettabile l'elemosina che le fa l'amministrazione dei Beni Culturali: 650 euro all'anno per il fastidio di rispondere al telefono e raccogliere le prenotazioni. Accompagnare i turisti, invece, le piaceva perché rimpinguava i guadagni. La signora Anna, quando abbiamo bussato alla sua porta (abita accanto all'ingresso delle Cento Camerelle) ci ha mandato a dire che era a letto malata e che le chiavi le aveva affidate a una parente, la signora Antonietta Scotto Di Vetta. Che è stata gentifissima e ci ha anche aperto il cancello, ma non abbiamo potuto varcarlo perché piante ed erbacce sbarravano la strada. In questa orribile sequenza di cancelli sbarrati e di erbacce l'unica cosa che non manca sono le chiavi. Un terzo mazzo, infatti, lo possiede in custodia il marito di Antonietta, Alfonso Marino, che diventa un protagonista della storia che non si fa scrupolo di parlare. «Dotto', siamo allo sfacelo», dice. «Le Cento Camerelle sono chiuse da quattro anni per una minaccia di crollo causata da un imperdonabile errore degli esperti moderni, molto meno accorti di queffi romani. Il tetto del monumento, che ha resistito per tremila anni, rischia di cadere sotto i colpi della nostra stupidaggine». Perché, cos'hanno fatto? «Beh, se proprio lo vuole sapere glielo dico: sono venuti due tecnici che hanno ordinato di spazzare via dal tetto il terreno che assorbiva l'acqua pio- vana che ora, senza drenaggio, si insinua e penetra nelle strutture minando l'equilibrio miracoloso che aveva resistito per decine di secoli». Una tragedia annunciata, insomma. «E così. Gli abitanti di via Cento Camerelle tentarono di opporsi, ma furono tacitati con un argomento ridicolo per una struttura che affonda nell'acqua: il tetto fa parte del monumento, si deve vedere». Il risultato è che ora il tetto si vede, ma il monumento rischia di crollare. «Dotto'», dice ancora il signor Alfonso, «se potessi accompagnarvi giù vi farei scoprire che le gallerie reggono molto bene e che l'impianto è in buono stato, ma il rischio è molto forte e questa responsabilità non me la sento di assumerla». La visita finisce qui, l'odissea continua.