Interventi Repliche Architettura, l'istituto del concorso Caro direttore, leggo sul Corriere del Mezzogiorno di sabato scorso, il commento dell'architetto Castagnaro sull'esito del concorso per la copertura del Castello Aragonese di Ischia. Ritrovo la sua tendenza a valorizzare l'istituto del concorso di progettazione soprattutto per valutare lo stato dell'architettura. Ma su quanto propongono gli ordini e lo stesso Castagnaro, mi sia consentito di dissentire, spiegandone però la ragione. Nella situazione attuale in cui migliaia di eccellenti nuovi laureati sono costretti per sopravvivere ad adattarsi ai mestieri più umili, offrendo spesso le proprie prestazioni a prezzi stracciati, parlare ancora di meriti speciali è come chiedere per assumere un manovale, il suo curriculum vitae e metterlo in concorrenza con cento, duecento altri aspiranti a quel posto. L'architetto Castagnaro ci dice, che fra 130 domande di iscrizione al concorso, solo 80 hanno risposto al bando: tra questi ne è risultato vincitore un gruppo di tre eccellenti professionisti di chiara fama. E gli altri 79 gruppi? Vale la pena fare qualche conto: ogni gruppo è mediamente composto da tre professionisti; a questi si aggiungano altrettanti giovani laureati, spesso non pagati. Ottanta per tre fanno duecentoquaranta architetti, tralasciando il lavoro nero. Ciascuno dei tre capofila avrà speso a seconda dell'impegno richiesto, diciamo ottomila euro a testa, il che fa (tenetevi forte!) un milione novecentoventimilaeuro. Ciò significa che l'istituto del concorso per lo sperpero di danaro e di energie è diventato un gioco al massacro utile solo a chi non li fa e soprattutto per quelli che possono scrivere di critica architettonica, comodamente seduti nei loro studi senza rischiare né la pelle, né delusioni cocenti. A mio avviso, cambiati radicalmente i tempi da quando al mio concorso per il Palazzo di Giustizia di Napoli eravamo in quattro concorrenti, è indispensabile che si trovino forme affatto diverse per consentire a questo nuovo proletariato professionale di entrare nel giro dell'impegno, del lavoro e della qualità. A me pare che gli ordini non si siano accorti che dal mio numero 403 di iscrizione, per quasi tutto il Sud (ed eravamo già tanti), si è passati agli 8.000 iscritti solo per Napoli e provincia e di conseguenza anche i metri di giudizio non potranno più essere quelli che cinquant'anni fa rappresentavano ideali ormai obsoleti. Per cui gli ordini devono scoprire un nuovo ruolo come attenti custodi di un'alta etica professionale a cominciare dai suoi consiglieri, combattendo e denunciando le lobby e le interferenze occulte che inquinano la possibile partecipazione al mondo del lavoro. Le soluzioni al problema ci sono, basta cercarle e considerarle obiettivo primario. Nicola Pagliara Napoli Architettura, il gruppo di «Risalire la città» Caro direttore, nei recenti articoli del Corriere del Mezzogiorno emerge l'interesse per una attuale idea proposta dall'assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta per il collegamento in filovia tra il Museo Archeologico e di Capodimonte. Al Concorso Schindler del 1997 «Risalire la città» ponemmo lo stesso tema; partecipò un gruppo articolato di competenze con lo studio di un percorso in parte su funivia e radicato in una continuità di collegamenti pedonali, anche in galleria, nel tessuto urbano dei quartieri Stella Sanità e Vergini. Perdemmo. Responsabile del coinvolgimento dei componenti, ritengo opportuno richiamare le efficaci collaborazioni del gruppo il cui progetto è stato descritto nell'intervista di Vincenzo Esposito del 30 settembre scorso: Riccardo Caniparoli geologo, Paolo Comastri trasportista, Andrea Cosenza architetto, Giancarlo Cosenza urbanista, Clemente Esposito speleologo, Tullia Francese architetto, Anna Fresa architetto, Carmelo De Masi speleologo, Gennaro Improta trasportista, Mario Perrotta, Eleonora Puntillo giornalista. Giancarlo Cosenza Napoli