Il retroscena Dopo il caso sollevato dal gruppo Ligresti, nuove distanze sul Piano di governo del territorio La guerra non è apertamente dichiarata. I commenti, anzi, sono tutti pacati e distensivi. Di certo però fra Provincia e Comune è tregua armata sui temi che riguardano l'urbanistica. Non a caso, l'incontro convocato ieri in casa Moratti sul Piano di Governo del Territorio, al quale oltre ai vertici del Pdl era presente Guido Podestà nella doppia veste di presidente di Palazzo Isimbardi e coordinatore regionale del partito di maggioranza, si è concluso con un rinvio a venerdì 16 ottobre. Servono altri dieci giorni, insomma, per capire se le questioni messe ieri sul tavolo da Podestà sono tecniche e risolvibili. O se, viceversa, i nodi sono politici e quindi meno semplici da dipanare. Per stare agli argomenti, Podestà ieri ha anzitutto osservato che il Pgt non tiene conto dei Piani di Cintura, cioè dello strumento urbanistico, diviso in cinque parti, che dipende interamente dalla Provincia e che riguarda i criteri e le regole sulle possibilità di edificazione nella zona del Parco Sud. Senza questo, per intenderci, la Provincia non avrebbe più voce in capitolo: Podestà ha chiesto quindi di integrare i Piani di Cintura al Pgt. Ma i tempi sono un problema. Il sindaco Moratti aveva strappato in extremis la scorsa settimana un accordo con i partiti di maggioranza di Palazzo Marino, Lega compresa, per dettare le tappe forzate di discussione e approvazione del Pgt, atteso in giunta entro fine ottobre e in aula consiliare entro fine novembre. C'è ora da fare i conti con le richieste della Provincia. L'assessore Carlo Masseroli dispensa ottimismo: «Ci sono i tempi per trovare un accordo e rispettare la tabella già concordata». Dalla Provincia non arrivano dichiarazioni. Ma le questioni sollevate da Podestà non si limiterebbero a quella dei Piani di Cintura e riguarderebbero anche la filosofia del piano, ad esempio sul punto della perequazione, in base al quale possono essere «scambiati» i diritti volumetrici. Il timore è dunque che dieci giorni possano non essere sufficienti per recuperare un'intesa fra le due istituzioni gestite dal centrodestra. Intesa per altro già messa a dura prova sulla vicenda Ligresti: quando è stata depositata in Provincia la richiesta di tre società del gruppo per nominare un commissario ad acta su tre progetti di edificazione. Conclude il capogruppo pd Pierfrancesco Majorino: «Qui ci sono manovre oscure in corso. Meglio affrontarle alla luce del sole, non in casa Moratti » .