Esposte 105 opere, tra cui 30 disegni autografi Michelangelo torna per la prima volta in Campidoglio per una grande mostra aperta da oggi al 7 febbraio ai Musei Capitolini. Esposte 105 opere, tra cui 30 disegni autografi provenienti da Casa Buonarroti, che ne ricostruiscono l'attività di sommo architetto nella città eterna dove progettò alcuni tra i simboli dello splendore rinascimentale: San Pietro e Piazza del Campidoglio. L'importante rassegna «è un punto fermo per gli studi michelangioleschi», ha detto il sovrintendente Umberto Broccoli. Architettura Una mostra approfondisce uno degli aspetti più importanti del grande artista Il ritorno di Michelangelo Ai Musei Capitolini 105 opere tra cui 30 disegni autografi «Vennegli volontà di trasferirsi a Roma per le meraviglie ch'egli udiva degli antichi», racconta Vasari di Michelangelo. Il maestro fiorentino arrivò per la prima volta nella Città Eterna nel 1496, quando aveva appena 21 anni, invitato alla corte di Alessandro VI Borgia. In seguito avrebbe lavorato intensamente fino a lasciare un segno indelebile in varie parti dell'Urbe, da piazza del Campidoglio a Palazzo Farnese, dalla Basilica di San Pietro a Santa Maria degli Angeli, dalla Cappella Sforza a Porta Pia. E dove non è rimasta scolpita nel marmo o immortalata negli affreschi, la sua impronta si è tramandata nei disegni e nei progetti di quegli edifici che non videro mai la luce. Una trentina di disegni autografi, provenienti dalla collezione della Casa Buonarroti di Firenze, si possono ora ammirare nella mostra «Michelangelo architetto a Roma », curata da Mauro Mussolin e Pina Ragionieri, aperta da oggi al 7 febbraio ai Musei Capitolini, che traccia un profilo dell'artista attraverso i due principali momenti del suo soggiorno in città, tra il 1505 e il 1516 e dal 1534 fino alla morte avvenuta nel 1564. Parte dai tempestosi rapporti di Michelangelo con papa Giulio II della Rovere, per il quale progettò un monumento sepolcrale che lo coinvolse fra alterne vicende fino alla morte. Si prosegue con la passione per l'arte classica che accompagnò Michelangelo per tutta la vita, testimoniata nei bei fogli di studio dall'antico. Si arriva a Paolo III Farnese, che affidò all'artista le trasformazioni di piazza del Campidoglio e, dal 1546, il completamento di Palazzo Farnese. In questo stesso anno Michelangelo ebbe la carica di architetto della Fabbrica di San Pietro. Il percorso si conclude con l'ultimo progetto architettonico: la trasformazione delle terme di Diocleziano nello spazio mistico della basilica di Santa Maria degli Angeli. Oltre ai disegni autografi, sono incluse nell'allestimento circa settanta opere, tra antiche stampe, volumi e documenti originali. E la statua di Giove, alta due metri, che Michelangelo aveva posto nella nicchia del Palazzo Senatorio e che negli ultimi cinquant'anni è rimasta in deposito a Palazzo Braschi. L. Col.