Progetto Troppe aree occupate dalle vie d'accesso In quanto si preoccupa soltanto della produzione di cibo con l'agricoltura e non con tutte le altre energie, captabili in gran parte da una buona urbanistica, atte a risolvere tutti i problemi della vita e quindi anche quelli dell'alimentazione. Parlo con cognizione di causa per aver progettato una «Città ideale» sul tema della sostenibilità. Il terreno prescelto come centro dell'Expo 2015 verrebbe lottizzato secondo un'urbanistica dei tempi di Roma in un complesso determinato da un'arteria principale (cardo) intercettata ortogonalmente da 150 strade d'accesso agli spazi assegnati alle 150 nazioni partecipanti all'esposizione. A questa rete stradale non è detto come arrivino e come possano essere accolti i 29 milioni di visitatori previsti. Evidentemente, tra la rete stradale e le costruzioni necessarie all'orto botanico, praticamente non resterebbe più terreno a cielo scoperto. Inoltre: perché i visitatori dell'Expo possano rendersi conto delle colture, queste dovrebbero cominciare per lo meno un anno prima dell'apertura dell'evento. Poi: non si sa chi saranno i coltivatori di detti appezzamenti; è impossibile pensare a meno di 10 persone. Dove sosteranno i mezzi agricoli e dove alloggeranno le persone? Considerando appunto per lo meno 10 persone per appezzamento, si ottengono circa 1.500 persone, un piccolo paese. Non sarebbe il caso di sfruttare l'occasione per risolvere le abitazioni in un complesso che possa rappresentare un'urbanistica attuale invece di quella millenaria che, se è stata possibile finché l'uomo conosceva soltanto la ruota, con le grandi invenzioni del secolo scorso è diventata insostenibile per viabilità, inquinamento, sicurezza personale e antisismica? Il paragonare questo «orto botanico» alla Tour Eiffel denota il triste livello di superficialità professionale. Parliamone, come ha scritto Giangiacomo Schiavi. Io ci provo, e ricordo che l'Ordine degli architetti di Milano ha organizzato un ciclo di incontri sul tema del dopo Expo, ignorato però dalle istituzioni. Architetto