Erano apparse nell'agosto dello scorso anno, durante gli scavi archeologici portati avanti sull'acropoli di Santa Teresa, una collina a 1500 metri dal mare, nell'isola di Pantelleria: tre magnifiche teste scolpite nel marmo e raffiguranti Giulio Cesare, Tito e Agrippina, o forse Antonia Minore (madre dell'imperatore Claudio e nonna di Caligola), come ipotizza Sebastiano Tusa, sovrintendente per i Beni culturali e ambientali di Trapani. E proprio gli archeologi della Sovrintendenza, che in quel sito avevano già riportato alla luce consistenti tracce di una rampa monumentale di accesso all'Acropoli e resti di numerose abitazioni di pregio, alla vigilia di Ferragosto dello scorso anno si sono trovati di fronte alle tre sculture, riemerse dal fondo di alcune cisterne. Sculture perfette, come se non avessero duemila anni ma fossero state appena modellate. L'ipotesi degli studiosi è che siano state preservate da qualcuno che cercò di salvarle dalla distruzione nascondendole in fondo ai pozzi sotto uno spesso strato di terra. Cesare aveva infatti concesso lo status di cittadini romani agli abitanti di Cossyra (l'antico nome dell'isola), ma con l'avvento al potere della gens Flavia era esplosa una specie di rivoluzione iconoclasta per cancellare i simboli del passato. Dunque qualcuno avrebbe potuto voler distruggere le teste e qualcun altro, spinto dalla devozione e dalla gratitudine verso gli eroi del passato che avevano lasciato il posto a governanti viziosi e decadenti, avrebbe salvato le due opere sotterrandole in un luogo sicuro. È lì che sono rimaste per una ventina di secoli. La testa di Cesare, eseguita in marmo pario da un maestro sapiente, che ha messo in risalto gli occhi dallo sguardo attento e rivolto lontano, le labbra ben disegnate, le guance incavate. La testa femminile, ornata da un diadema e da un'acconciatura a onde e boccoli, e infine quella di Tito. realizzata in marmo greco a grana grossa, che raffigura un imperatore ancora giovane. Si possono ammirare in questa mostra, affiancate dalle foto scattate da Fabrizio Ferri al momento del loro ritrovamento.