Senza piani di allerta La denuncia: campi di calcio, mercati, case per studenti e centri direzionali sorgono in zone pericolose E sullaltra sponda anche Reggio trema "Mezza città è cresciuta sulle fiumare" Legambiente: "Se la bomba dacqua fosse caduta dallaltra parte dello Stretto, i danni sarebbero stati pure peggiori" ROMA - Guarda il disastro dallaltra sponda di un ponte che non cè e che molti non vogliono. Ma Reggio Calabria non si trova in una situazione migliore di Messina: «Se la bomba dacqua fosse caduta dallaltra parte dello Stretto, i danni sarebbero stati anche peggiori», dice Vittorio Cogliati Dozza, presidente nazionale di Legambiente. E illustra dati, tabelle, storie di incredibile sottovalutazione del rischio idrogeologico. I dati sono quelli raccolti dallassociazione ecologista e dal ministero dellAmbiente nel 2003, integrati con il questionario «Ecosistema rischio» realizzato lo scorso anno in collaborazione con la Protezione civile. Il problema principale di Reggio Calabria è che la città è attraversata da una dozzina di fiumare e corsi dacqua. Torrenti in secca per gran parte dellanno, piccoli rigagnoli in sonno, capaci di risvegliarsi due o tre volte al secolo e di trascinare a valle tutto quel che limprudenza umana ha voluto costruire sfidando le leggi della natura. Negli ultimi anni limprudenza ha fatto passi da gigante: «Nel torrente Annunziata - si legge nel dossier - là dove il corso dacqua comincia a essere coperto per diventare grande strada urbana, è in costruzione con il finanziamento regionale un edificio di 400 alloggi per studenti universitari». Laspetto paradossale è che lopera è stata progettata dai professori delle facoltà di Ingegneria e Architettura. Naturalmente, aggiunge Legambiente, «attorno al cantiere e allimboccatura della condotta di copertura vi sono detriti e materiali edilizi che, in caso di piena, impedirebbero il deflusso dellacqua creando un micidiale tappo». Nellarea golenale e sullargine del torrente Calopinace sorge invece il nuovo centro direzionale della città e soprattutto il nuovo ufficio scolastico provinciale. Particolarmente affollato è il letto della fiumara Valanidi dove sono in costruzione il mercato ortofrutticolo, un depuratore, un deposito di autobus e addirittura il mattatoio. Di fianco alle case abusive che sorgono lungo il corso della fiumara SantAgata ecco il centro sportivo della Reggina Calcio che si trova proprio nellalveo del torrente. Uno dei problemi è che il greto delle fiumare è spesso utilizzato come discarica: in caso di piena, lacqua porta a valle ogni genere di detriti. Nel dossier si trova uno scenario apocalittico: «La fiumara Scaccioti attraversa con un sovrappasso la sede dellautostrada A3. Se arrivasse improvvisamene una piena, un torrente di frigoriferi, poltrone sfondate, spazzatura, carcasse dauto, ferraglia dogni genere, pioverebbe dallalto invadendo la sede stradale». Nella ricerca sul rischio idrogeologico realizzata nel 2008 con la protezione civile, Reggio Calabria è ampiamente sotto la sufficienza: si è meritata un bel 4 e mezzo. Ma molti comuni della sua provincia stanno peggio. Uno su tre ha consentito la costruzione di interi quartieri negli alvei fluviali, quasi nessuno ha un sistema di allarme della popolazione e parecchi hanno industrie che sorgono sul greto dei torrenti. Che fare? Spostare i quartieri? Cogliati Dozza non ha dubbi: «Certo, non si può lasciare la popolazione in pericolo. Per trasferire le case e mettere in sicurezza i fiumi ci vogliono molti soldi». Una proposta Legambiente ce lavrebbe: «Chiediamo che il primo miliardo già stanziato dal Cipe per gli sbancamenti del ponte sullo Stretto venga utilizzato per la sicurezza del territorio». Una proposta ideologica per tirare lacqua al mulino dei «No Ponte»? «Dopo quel che è accaduto, i favorevoli allopera non sono più molti».