II Ministero stanzia oltre due milioni e ottocentomila euro per la ristrutturazione dell'edificio e la destinazione a museo. La struttura è abbandonata da trent'anni Una fetta dei fondi dagli incassi sul lotto PIAZZA ARMERINA Finanziata la ristrutturazione ed il restauro di palazzo Trigona della Floresta. Il ministero per i Beni e le attività culturali ha stanziato 2.865.198 euro, ben 5 miliardi delle vecchie lire. Fondi provenienti da una parte degli utili dei biglietti del lotto.Una cifra che dovrebbe consentire il recupero totale dell'edificio e la sua destinazione a museo. «La nostra attenzione si sposterà, adesso, sull'impegno assunto, sui tempi e sul rispetto del progetto in relazione a quanto definito il 5 maggio del 2002 dal consiglio comunale straordinario svoltasi all'interno del palazzo», sottolinea in una nota il circolo di Legambiente. Tra i dirigenti della Soprintendenza da una parte, le associazioni ambientaliste e la politica locale da un' altra, erano emerse negli scorsi anni posizioni non del tutto coincidenti sulla destinazione d'uso del palazzo. Proprio il 5 maggio di due anni fa i gruppi consiliari sottolinearono all'unanimità la necessità di realizzare «un Museo della Città con valenza storica e archeologica capace di mettere in relazione la storia di Piazza Armerina con le testimonianze archeologiche del territorio». La Soprintendenza, invece, sembrava orientata ad escludere la destinazione monotematica, limitata cioè alle sole valenze archeologiche del territorio. L'abbandono della struttura è oramai trentennale. Il cortile presenta un portico inagibile e pericolante sul quale si affacciano i locali un tempo adibiti a stalle e magazzini. Il piano Nobile, la Foresteria, il piano attico ed un mezzanino con pavimentazioni e decorazioni oramai inesistenti, potranno essere finalmente restaurati. La Soprintendenza ennese lavorava da anni su progetti stralcio, proprio perla mancanza di finanziamenti di un certo rilievo. Progetti da adattare, adesso, alle nuove somme facenti parte del piano del Lotto 2004-2006. Nel corso dei decenni sono quasi del tutto scomparsi i pavimenti in maiolica, portate via le tele del seicento della «Quadreria» e andati in rovina numerosi affreschi. Rimasta per 40 anni lettera morta, attraverso progetti annunciati e mai realizzati, l'idea di istituire all'interno del centro storico una sede museale, in grado di intercettare e catalizzare il flusso turistico proveniente dalla Villa Romana del Casale, è stata rilanciata negli ultimi anni attraverso un attivo dibattito pubblico stimolato dall'associazionismo locale. Costruito nel XVIII secolo, esempio di architettura barocca, il palazzo non conserva nulla degli arredi originari e presenta numerose fessurazioni. Molte delle pavimentazioni e decorazioni sono andate perdute in seguito a discutibili modifiche apportate all'edificio a partire dagli anni sessanta. I lavori di consolidamento, finanziati ed eseguiti a partire dal 1984, hanno consentito di evitare il collasso della struttura. I magazzini dell'edificio conservano da vent'anni numerose cassette contenenti reperti archeologici.