UN OSSO DI DINOSAURO RISCRIVE LA STORIA Secondo la nuova ipotesi, la regione avrebbe occupato una posizione diversa da quella attuale, formando una sorta di ponte tra Africa e Europa. Lok dellesame istologico Un osso di dinosauro è stato individuato nei pressi di Capaci dal gruppo Apema, di cui gli studiosi fanno parte, in un banco di rocce carbonatiche risalenti al periodo Cretaceo. Si tratta, probabilmente, della porzione di un arto di un teropode, gigantesco rettile. Bisogna andare molto indietro nel tempo per immaginare questo lembo del Mediterraneo comera 90 milioni di anni fa, durante il periodo del Cenomaniano, quando tutta la zona costiera di Capaci era più simile ad unantichissima laguna, come quella delle odierne scogliere coralline, più che a un tratto di costa aperto verso una distesa liquida grande e pescosa come il Mare nostrum. La prima intuizione della scoperta risale al 2005, ma solo adesso cè il timbro ufficiale della comunità scientifica, e questo fa capire come si muove lentamente e in silenzio la ricerca prima di dare lavallo ad una scoperta. Cè bisogno della prova, se no si rimane nel campo della teoria, della supposizione, della congettura. E la prova è venuta grazie al prelevamento di un piccolo frammento dellosso che ha permesso lesame istologico presso lo Steinmann Institute of Geology dellUniversità di Bonn. Dal celebre centro di ricerca è venuta la conferma, attraverso la comparazione di analoghi resti, che si tratta proprio della struttura ossea di un rettile gigante, uno di quei colossi carnivori che spadroneggiarono a lungo sulla Terra, parente stretto di quel Tyrannosaurus rex di cui si può ammirare limponente scheletro nel museo di storia naturale di New York. "DinoSaro", così è stato chiamato il primo dinosauro isolano, in omaggio a uno dei più diffusi nomi siciliani, è il quarto dinosauro che si scopre in Italia, ma finora le scoperte riguardavano il settentrione e piccoli rettili, tra cui lormai famoso "Ciro", diventata mascotte animata di vari programmi scientifici condotti da Mario Tozzi. La scoperta siciliana rimescola le tesi sullevoluzione geologica dellIsola. Finora si riteneva che quelle rocce della Sicilia, risalenti a 90 milioni di anni fa, costituissero una porzione di fondale marino al largo del continente africano, buon argomento di vivace e attuale discussione nella comunità scientifica. Adesso invece si può ritenere che parte dellIsola fosse già emersa, in una posizione diversa da quella attualmente occupata. Dunque, secondo la nuova ipotesi, è possibile che la Sicilia formasse unisola-ponte fra Europa ed Africa, o addirittura che essa stessa fosse una penisola attaccata al continente africano. Ma per confermare questa ipotesi sarà necessario tirare fuori losso dal bacino roccioso, cosa non facile e soprattutto costosa. Il gruppo Apema si è avvalso dellaiuto dei colleghi delle Università di Bonn (Nicole Klein, Martin Sander), Roma (Azzurra Cillari, Dario Guzzetta) e del Cnrs di Parigi (Eric Buffetaut) e ha già comunicato la notizia del ritrovamento alla Soprintendenza ai beni culturali, nella speranza che arrivino celermente i permessi e un aiuto economico per finanziare una campagna di scavi più ampia. Ma ci vorrà anche limpegno dei privati per questimpresa. Francesco Pollina fa intuire che non è facile andare contro uno dei dogmi geologici: «Per il momento abbiamo pubblicato la nostra ipotesi paleogeografica su unautorevole rivista scientifica, occorre però proseguire la ricerca con loperazione dellestrazione e del recupero del reperto». Nella fauna fossile siciliana esistono reperti di leone, ippopotamo, iena, elefante nano, ma questi non sono elementi sufficienti a suffragare lipotesi di contiguità con il continente africano. Vittorio Garilli, coordinatore della ricerca, non nasconde le difficoltà incontrate: «Mai ci saremmo aspettati di fare una simile scoperta. Inoltre, nessuno di noi era specializzato in dinosauri. Luca Galletti, il nostro vertebratologo, aveva intuito la possibilità che il reperto fossile potesse essere quello di un rettile, ma la conferma ci è venuta dal collega dOltralpe Buffetaut». Il campo della paleontologia è talmente vasto che cè limbarazzo della scelta. Il gruppo Apema si è impegnato nella ricerca e nello studio della storia del Mediterraneo più recente in termini geologici e cioè quella degli ultimi due milioni di anni. La fauna del Quaternario è utilissima per studiare levoluzione climatica dellantico Mediterraneo, scandita da fasi glaciali a fasi calde. In tempi di surriscaldamento climatico lapprofondimento di queste tematiche assume unimportanza rilevante per cercare di capire cosa potrebbe capitare agli ecosistemi del nostro pianeta in seguito allinnalzamento della temperatura. Inoltre si occupa di divulgazione nelle scuole. Il sito della scoperta è stato tenuto segreto per ovvi motivi. Tuttavia, pur essendo vicino allabitato di Capaci, esso non è di facile individuazione visto che si trova in un piccolo antro, in cui è difficile operare.
SICILIA - Una scoperta a Capaci rilegge levoluzione geologica dellIsola
Il ritrovamento di un osso di dinosauro in Sicilia ha sollevato nuove ipotesi sulla storia geologica dell'isola. Secondo gli studiosi, la regione avrebbe occupato una posizione diversa da quella attuale, formando una sorta di ponte tra Africa e Europa. L'osso, probabilmente di un teropode gigante, è stato trovato in un banco di rocce carbonatiche risalenti al periodo Cretaceo. La scoperta è stata confermata attraverso l'esame istologico presso lo Steinmann Institute of Geology dell'Università di Bonn. Il nome "DinoSaro" è stato dato al dinosauro isolano, in omaggio a uno dei più diffusi nomi siciliani.
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