Martedì 06-10-2009 08:47 Data articolo: 05-10-2009 L'autorizzazione paesaggistica regionale, concessa nel 2000, era scaduta Procedure lunghissime, qualche disattenzione di troppo, un passaggio divenuto a quel punto fondamentale. E la pratica impossibilità di dire no, pena la sospensione del progetto e il mancato avvio del cantiere sul lungolago. Sono questi, in sintesi, i motivi che due anni e mezzo fa portarono la commissione Paesaggio della Provincia di Como a dare l'ok al muro delle paratie, in una versione - peraltro - diversa da quella poi realizzata dopo l'introduzione della cosiddetta "variante Viola" (dal nome del dirigente di Palazzo Cernezzi al quale è stata affidata la direzione lavori delle barriere antiesondazione, ndr). C'è una casualità quasi perfida nell'insieme di procedure che hanno portato al via libera di Villa Saporiti. Via libera, insiste il presidente della Provincia, Leonardo Carioni, «soltanto tecnico. Gli amministratori, giunta e consiglio, non hanno mai visto quei disegni». Vero. Anche se la commissione in questione è pur sempre un organismo provinciale. Con tutto ciò che ne consegue. Una lunga storia La ricostruzione dei fatti è stata oggetto della parte conclusiva della giunta di giovedì scorso a Villa Saporiti, dove il responsabile del settore Territorio, l'architetto Giuseppe Cosenza, è stato chiamato a relazionare su esplicita richiesta dell'assessore al Turismo, Achille Mojoli. «Ho voluto che venissero fornite tutte le necessarie spiegazioni - ha ribadito ieri Mojoli al Corriere di Como - Per questo ho chiesto l'audizione dell'architetto Cosenza». A oltre 48 ore di distanza dalla giunta provinciale, quindi, emergono altri particolari sulla vicenda, alcuni dei quali davvero imbarazzanti. Partiamo dall'autorizzazione paesaggistica concessa nell'aprile 2007. La Provincia fu in qualche modo «costretta» a esprimere un giudizio positivo sul progetto delle paratie, dove compariva già il muro (anche se in proporzioni minori rispetto a oggi, soprattutto nella parte dei giardini a lago). Il primo ok risale al 2000 La prima autorizzazione paesaggistica, infatti, era stata concessa dalla Regione Lombardia nel febbraio del 2000. Più precisamente, era stata firmata dal direttore generale dell'assessorato al Territorio e Urbanistica del Pirellone, Mario Nova. A quell'epoca, l'assessore regionale era Giuliano Sala, comasco, eletto nelle liste di Forza Italia. Oggi Sala è consigliere della Corte dei Conti della Lombardia, mentre Nova è il più diretto collaboratore dell'assessore regionale al Territorio e all'Urbanistica Davide Boni, leghista, lo stesso che qualche giorno fa è giunto a Como per rassicurare sulla possibilità che il muro venisse abbattuto. Il progetto delle paratie, considerato quindi "compatibile ambientalmente" sin dal febbraio 2000, venne però approvato dall'esecutivo regionale soltanto 3 anni dopo, il 21 febbraio 2003, quando nella giunta Formigoni sedeva un altro comasco, Giorgio Pozzi, oggi vicecoordinatore provinciale del Pdl. Trascorrono altri anni e si arriva al 2007, quando la Regione assegna alla città lariana i fondi per le paratie. Il cantiere può finalmente partire, ma qualcuno si accorge che c'è un intoppo. Clamoroso quanto ridicolo. L'autorizzazione paesaggistica del 2000 non è più valida. Sono trascorsi infatti più di cinque anni, il documento è «scaduto», come una banale bottiglia di latte lasciata in frigo per troppi giorni. Bisogna correre ai ripari. Ma nel frattempo le norme sono cambiate. La Regione ha approvato il testo che disciplina la materia urbanistica, la legge 122005. All'articolo 80.3 è specificato che le funzioni amministrative per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica spettano alla Provincia nel caso di «interventi da realizzarsi nelle aree di demanio lacuale». Il progetto delle paratie finisce quindi a Villa Saporiti, dove la commissione paesaggistica deve a quel punto decidere se bloccare tutto o far partire il cantiere. La decisione è nella direzione del via libera, anche perché il progetto è identico a quello già autorizzato nel 2000 dalla direzione regionale del Territorio e avallato dalla Soprintendenza, che non ha mosso alcun rilievo. Domani, in commissione a Villa Saporiti, la verità emergerà grazie a una relazione su cui lo stesso Cosenza ha lavorato per alcuni giorni. «C'era e c'è l'esigenza di sapere cosa è accaduto», chiosa Maria Grazia Sassi, l'unica tra i 30 consiglieri provinciali eletta in città. Da.C.
COMO - Ecco perché la Provincia disse sì al muro nel 2007
Riassunto in massimo 200 parole:
La Provincia di Como ha dato l'ok al muro delle paratie a Villa Saporiti, nonostante la scadenza dell'autorizzazione paesaggistica del 2000. La commissione paesaggistica ha deciso di far partire il cantiere, nonostante la pratica impossibilità di dire no, pena la sospensione del progetto. L'autorizzazione paesaggistica era stata concessa dalla Regione Lombardia nel 2000, ma è scaduta nel 2005. La Regione ha approvato la legge 122005, che disciplina la materia urbanistica, e ha trasferito le funzioni amministrative per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica alla Provincia.
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