Era tutto scritto. E a rileggerlo oggi fa rabbia: «La causa scatenante le forti alluvioni è stata certamente l'elevata intensità di eventi meteorici, ma non può non essere presa in considerazione la leggerezza di alcune scelte territoriali, che si sono rilevate determinanti negli effetti provocati dal dissesto idrogeologico». Scelte che hanno fatto sì che il «degrado dei corsi idrici del messinese» diventasse un «fenomeno ormai generalizzato e diffuso» capace di provocare un «vero e proprio disastro». Esattamente quello che è accaduto il 1 ottobre. La «Relazione sull'attività del Dipartimento della Protezione Civile siciliana sul dissesto idrogeologico del territorio del comune di Messina», consegnata alla procura della Repubblica di Messina a ottobre 2008 è una fotografia inquietante delle mancanze che sono alla base del disastro di Messina. La premessa è chiarissima: «Nella provincia di Messina - scrivono i tecnici - il dilagare del processo di urbanizzazione ha reso più critiche le condizioni di vivibilità delle aree più vulnerabili. La disordinata crescita urbana, la cementificazione dei corsi d'acqua (sono 22 sul versante tirrenico e 44 su quello jonico) e dei versanti, hanno tessuto una trama territoriale estremamente fragile e degradata».