ROMA - «Il territorio italiano è molto spesso sotto assedio». A lanciare l'allarme è Fabio Massimo Parenti, geografo della Società geografica italiana. «Vediamo che le città continuano ad ingrandirsi senza misura, nella totale assenza di progettualità politica che risponda realmente ai bisogni sociali. Quindi, quando parliamo d'istruzione ambientale, è bene mettere al centro quello che è il concetto di paesaggio, che va al di là dell'ambiente». Cosa si deve intendere quindi quando parliamo di paesaggio? Non è solo contemplazione estetica, ma è considerare lo spazio vissuto: parlare di qualità della vita, parlare di quelli che sono le aree che si possono fruire in maniera più intelligente. Attraverso una pianificazione non solo incentrata sulla rendita e sull'uso delle risorse, ma anche sensibile rispetto alla sostenibilità di quelli che sono i processi di trasformazione del territorio da parte dell'uomo. - E quanto si legge anche nell'ultimo rapporto annuale della Società geografica italiana... Certamente. L'idea che la società geografica vuole promuovere, iii particolarecon questo ultimo rapporto, è di ridare al paesaggio la dimensione qualitativa che oggi viene meno. Di solito oggi se ne parla solo in termini di bellezza. E questa una falsa e cattiva idea di turismo che spesso va a sfruttare le bellezze piesaggistiche per attirare in luoghi che molto pesso non sono conosciuti nella loro realtà storica. Quindi il paesaggio è ambiente storicizzato, è una dimensione che va a sintetizzare tutto il nostro spazio di vita. L'uomo, per quanto dominante, oggi dovrebbe con umità riporsi in un rapporto pi sensibile e se vogliamo più sognatore con il territorio. Virere nelle nuove periferie significa vivere in luoghi senza identità, significa perdere quotidianamente quel rapporto con la natura il territorio che può essere recuperato Assistiamo, dunque, ai un vero e proprio abbandono del territorio? Questo è un punto fondamentale. Molto spesso si parla esclusivamente cii quelli che sono i processi di diffusione eccessiva delle aree urbane e dei processi di cementificazione. E gravissimo lo stato di abbandono di molte aree e di molte regioni. E ancora una volta è colpa della cattiva gestione legata a relazioni di potere che forniscono maggiori risorse ad alcune aree e meno ad altre aree. Solo perché controllate direttamente da gruppi di persone che attraverso le inchieste qualitative si possono denunciare e si possono, con il sostegno della politica e delle istituzioni, portare a una dimensione pi normale e più equa rispetto a quelli che sono gli squilibri per esempio nella regione Sicilia. Quali saranno le conseguenze se dovesse continuare questo processo? L'abbandono determina degli effetti distruttivi su quelli che sono gli insediamenti sparsi e su quelle che sono le attività umane presenti sul territorio, perché determina dissesto idrogeologico. Un Paese giovane come l'Italia avrebbe bisogno di uno sforzo politico e finanziario per la tutela che non vuol dire solo conservazione, ma manutenzione di uno spazio che è stato trasformato e continuerà ad essere trasformato. L'importante è vedere come e in che direzione.