Fabio Granata, già vicepresidente e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, è un deputato del Popolo della libertà atipico. «Unico del centrodestra a essere nella direzione nazionale di Legambiente, ho apposto venti vincoli paesaggistici, ho avviato le demolizioni nella Valle dei Templi. Ho bloccato per almeno quindici volte la riproposizione in giunta di norme di sanatoria sull'abusivismo. Ero odiato a destra e molto stimato a sinistra». Con l'onorevole Granata parliamo dei fatti tragici di Messina e dell'incuria civile di una intera classe dirigente locale che ha fatto scempio del paesaggio e del territorio. Per cominciare chiediamo a Granata che cos'è cambiato da quando c'era lui ai Beni culturali siciliani. Risponde che «il grande disastro urbanistico in Sicilia è stato quello che ha caratterizzato gli anni 60, 70 e 80, con la totale mancanza di piani regolatori, di norme, di leggi. C'è stata la cementificazione delle coste, l'abbandono dei centri storici, che ha significato una crescita incredibile dell'abusivismo edilizio. Oggi è cresciuta una sensibilità diversa, però manca una visione strategica su come assicurare il recupero dell'inumane dissesto idrogeologico e urbanistico che attraversa tutto il Mezzogiorno d'Italia. Non è un problema che riguarda solo la Sicilia, ma tutte le regioni ad altissima densità mafiosa». Il presidente Giorgio Napolitano ha detto che serve «più sicurezza piuttosto che opere faraoniche». Concorda? Parole molto sagge. Invece quelle del ministro Matteoli sull'inizio dei lavori sul Ponte dello Stretto mi sembrano del tutto inopportune. C'è una questione di natura economica, ma soprattutto culturale. In tutta Italia, Mezzogiorno compreso, avevamo una straordinaria infrastruttara immateriale, che è il paesaggio culturale, gravemente compromesso in quegli anni sciagurati dalla cementificazione: la più grande delle operazioni che un governo che si identifica con la difesa dell'identità nazionale dovrebbe fare è quella di recuperare questa immane porzione di bellezza andata perduta. Questa deturpazione del paesaggio ha trascinato il Mezzogiorno nel degrado etico attraverso il degrado estetico. Qual è la sua proposta dunque? La più grande opera pubblica per cui il Governo passerebbe alla storia è quella del risanamento urbanistico, idrogeologico, ambientale e paesaggistico del Mezzogiorno. Quella è la grande opera pubblica, non il Ponte sullo Stretto, a cui Berlusconi dovrebbe dire stop. Perché il Ponte può essere anche una grande-sfida di innovazione e di modernità, ma deve collegare un contesto che è modernizzato; a Mahnoe fanno un ponte di 16 chilometri che unisce la città a Copenaghen, ma attorno non c'è il degrado, non ci sono le frane, non ci sono le case abusive. La mia proposta concreta è utilizzare i fondi del Fas per un grande accordo di programma quadro che abbia come ragione sociale la normalizzazione idrogeologica e urbanistica del meridione d'Italia, in particolare Calabria e Sicilia. Al primo punto dell'utilizzazione del Fas ci deve essere non la costruzione di un'altra autostrada, ma la regolarizzazione dei paesi a rischio idrogeologico, che in Sicilia sono circa 280, di cui 93 su 109 tutti in provincia di Messina. Colpa dell'abusivismo, che ha costruito sui corsi d'acqua, sulle montagne più friabili. La più famosa è la collina del disonore di Palermo, dove ci sono ancora oggi centinaia di case abusive che non sono state sanate né demolite, e sono messe lì, forse in attesa di un altro disastro. Il governatore Lombardo ha detto «smettiamola di costruire male». E' una raccomandazione tardiva? Lombardo sulla tutela del paesaggio e sul blocco di alcune questioni ha rappresentato un elemento di discontinuità rispetto al recente passato, ma la classe dirigente diffusa, sia in Sicilia che in generale nel Mezzogiorno, non la pensa così. Il problema è la classe dirigente, il messaggio che continuano a dare agli elettori: parlano di sanatoria edilizia e di condoni. E' amaro dire che non servivano 20 morti o forse più per arrivare a concludere che bisognava intervenire. Fino a ieri tutti si giravano dall'altro lato, facendo capire che era meglio sanarle queste case perché in fondo che male facevano. Ci vuole una classe dirigente che sappia dire di no, anche se significa perdere consenso. Che ne pensa del caso della barca del sindaco di Palermo Diego Cammarata, affittata in nero, e il cui skipper è un dipendente pubblico assenteista? Cammarata, sul piano amministrativo e sulle grandi questioni, è una persona onesta. Però basta una vicenda del genere, che denota quella mentalità, perché lui, per il suo onore e la dignità della città, debba dimettersi. Oggi serve qualcosa di più dell'onestà. Serve la consapevolezza che chi esercita una funzione pubblica deve dare un esempio per stiperare il passato. E lui in questo caso, apparentemente stupido, non l'ha dato.
MESSINA - Requisitoria di un destro anomalo
Il deputato Fabio Granata, già vicepresidente e assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, è un politico atipico del centrodestra. Ha apposto vincoli paesaggistici e ha avviato le demolizioni nella Valle dei Templi. Ha anche bloccato la riproposizione in giunta di norme di sanatoria sull'abusivismo. Granata parla dei fatti tragici di Messina e dell'incuria civile di una intera classe dirigente locale. Afferma che il grande disastro urbanistico in Sicilia è stato quello degli anni 60, 70 e 80, con la mancanza di piani regolatori e leggi.
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