Se prima la parola d'ordine era tagliare, ora la nuova filosofia impone di riordinare. Ovvero di ridimensionare organici e spese di quegli enti in sospetto di essere inutili. Che così continueranno, seppure un po' dimagriti, a sopravvivere. Alla fine quella grande potatura di rami secchi, annunciata con gran vigore, si risolverà come sempre è successo: in un nulla di fatto. Non è difficile preventivarlo, seppure al 31 ottobre, data in cui si dovranno tirare le somme (salvo l'ennesima proroga), manca ancora un po'. E' sufficiente mettere insieme tutti i pezzi di questo complicato puzzle battezzato taglia-enti. Il dato di fatto da cui partire è che finora non si è segato proprio nulla. La Finanziaria per il 2008 aveva individuato undici enti destinati a sicura morte. Salvati. Con la promessa che si sarebbe agito ancora pi a fondo con una manovra a tenaglia che avrebbe prima fatto piazza pulita degli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti e poi di tutti gli altri. A meno che quegli organismi non fossero riusciti a trasformarsi, cioè a fondersi con strutture con compiti analoghi oppure a reinventarsi come soggetti di diritto privato o ancora a ridurre di almeno il 30 gli organi collegialieridimensionare gli organicidirinenziali. La prima fase si è chiusa a fine 2008. Numero delle strutture tagliate? Zero. Numero degli enti riordinati? Uno: la fondazione Il Vittoriale degli italiani', la dimora di D'Annunzio a Gardone Riviera (Brescia), diventata soggetto di diritto privato. O meglio, che tale diventerà, perché il decreto di riordino non è ancora comparso sulla Gazzetta Ufficiale. Per la seconda fase la scadenza è fissata a fine mese, dopo essere stata prorogata due volte. Nel frattempo, però, alcuni elementi, e non secondari, sono cambiati. Intanto, i guardiani del taglia-enti: prima erano il ministero della Pubblica amministrazione e quello della Semplificazione. Soprattutto quest'ultimo, il cui responsabile, Roberto Calderoli, a più riprese aveva espresso la volontà di disboscare. Ora la palla è passata alle singole amministrazioni sotto cui ricadono gli enti pubblici. Inutile dire che la voglia di tagliare ne esce fortemente ridimensionata. E neanche si persegue la strada di fondere gli organismi o di trasformarli. Finora, chi ha deciso di riorganizzarsi lo ha fatto soprattutto riducendo gli organici. Così che se tutti gli enti decidessero di riordinarsi seguendo la strada segnata dai primi dodici, nessun organismo verrebbe meno. E a quel punto si dovrebbe ammettere che di inutile non c'era proprio nessuno. L'altra novità è che si ignora quanti siano gli enti pubblici non economici. Lo si era capito già al momento di intervenire su quelli con meno di 50 dipendenti. Ora, se ne ha la consapevolezza. Un elenco chiaro e definito non esiste: ci si deve muovere fra liste della Ragioneria dello Stato e dell'Istat. Per cui, anche una volta conclusa la fase di riorganizzazione, sàrà difficile dire quale enti salvare perché riordinati e quali, invece, tagliare. Infine, sono state introdotte diverse deroghe: gli enti di ricerca potranno riordinarsi entro fine anno e così l'Anvur (Agenzia di valutazione del sistema universitario), l'Ansas (Agenzia per lo sviluppo dell'autonomia scolastica), l'Enam (Ente di assistenza magistrale),l'Invalsi (Istituto per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione). Per l'Epli (Ente di irrigazione di Puglia, Lucania e Irpinia) se ne riparlerà addirittura a fine marzo 2010. Insomma, di quella volontà di tagliare senza colpo ferire è rimasto solo il ricordo.
Enti inutili più leggeri ma salvati
Il governo ha annunciato una nuova filosofia di taglio degli enti pubblici, ma finora non si è segato nulla. La prima fase, che prevedeva la ridimensione di enti con meno di 50 dipendenti, si è chiusa senza tagliare nulla. La seconda fase, fissata a fine mese, prevede la ridimensione degli enti pubblici non economici, ma la scadenza è stata prorogata due volte. Il ministero della Semplificazione ha passato la responsabilità di tagliare agli enti pubblici stessi, che hanno deciso di ridurre gli organici. Non esiste un elenco chiaro degli enti pubblici non economici, quindi sarà difficile dire quali tagliare.
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