Tramandato come castello arabo-normanno, passato nelle mani della famiglia spagnola dei Cruyllas, divenuto proprietà della Chiesa nel XIX secolo e abbandonato da parecchi decenni, è tornato fruibile il sito archeologico-monumentale di Calatabiano, in provincia di Catania, sul fiume Alcantara che segna il confine con la provincia di Messina. Il castello ha riaperto i battenti grazie al progetto di restauro e adeguamento tecnologico proposto dalla Cultinvest, società partecipata dalla Diocesi di Acireale, e co-finanziato con fondi Por 2000-2006 dall'Assessorato regionale Beni culturali e ambientali, per un investimento di circa 4,6 milioni. Una riqualificazione che ha permesso il recupero funzionale e consentito la realizzazione di passerelle e dotazioni per le visite; sale riunioni, caffetteria-bar e servizi; stazione di partenza e parcheggio, nonché l'ascensore inclinato per la risalita, il più grande della Sicilia. "Il castello è stato pensato come un "contenitore architettonico", che ne comprende al suo interno altri: la Sala d'Armi ospita un museo multimediale, la sala Cruyllas è destinata a sala di rappresentanza e conferenze e la cappella Palatina conterrà una collezione dei reperti ritrovati nella campagna di scavi", spiega Sebastiano Di Prima, amministratore delegato di Cultinvest. Proprio gli scavi archeologici hanno portato alla luce monete, manufatti e vasellame, che permettono di individuare nell'attuale castello un preesistente insediamento greco e riaprono il dibattito sull'origine del sito, probabilmente legata alla colonia greca di Naxos e Taormina, distanti pochi chilometri. Solo ad agosto, primo mese di attività, le presenze al castello sono state 4295 (apertura da martedì a domenica, orario estivo 10:30-13 e 17:30-22, invernale 9-17:30).