Varato nel 2001, il progetto «Paris Métropole» è divenuto quest'anno un'istituzione cui fanno capo 98 collettività dell'area parigina e che può essere il banco di prova per una cultura dell'abitare condivisa e sostenibile È sul terreno delle trasformazioni urbane che si giocano in larga misura le sfide ambientali. Per avanzare sugli obiettivi del protocollo di Kyoto, per giungere cioè a una diminuzione drastica delle emissioni dei gas serra entro il 2030 e rendere concreta la prospettiva di poter vivere in un ambiente sano e pulito, è tempo di mettere mano alla città promuovendo nel concreto una cultura dell'abitare condivisa e sostenibile che sappia dare risposte pertinenti alle esigenze degli abitanti come agli imperativi dell'economia mondiale. Una bella scommessa! Un cambio di mentalità Premessa necessaria al riequilibrio ambientale è innanzitutto il ripensamento delle dimensioni della città per ricongiungere territori che sono amministrativamente separati realizzando una cooperativa di comuni inquadrati in una prospettiva di sviluppo comune. Per quanto paradossale possa apparire, la sostenibilità richiede infatti di non pensare più in piccolo come il buon senso farebbe credere, ma di aprirsi alla dimensione geografica dei territori, a patto evidentemente di ridiscutere le gerarchie e i rapporti tra le parti. Il modello radiocentrico, quello cioè di una città a sviluppo concentrico con un centro forte come lo sono Parigi e Roma, è ormai anacronistico e da più parti la struttura a rete policentrica viene salutata come una delle possibili strade da percorrere. Questo però presuppone una revisione del sistema della mobilità pubblica (la metropolitana parigina, per esempio, è ancora strutturata sulle esigenze della città ottocentesca) e una maggiore integrazione tra gli spazi privati delle abitazioni e gli spazi pubblici dei servizi, dei parchi e dei luoghi di lavoro avendo cura di prevedere uno sviluppo egualitario del territorio. Si tratta insomma di praticare quello che gli esperti chiamano l'urbanesimo della mutazione, un urbanesimo sensibile che prende la forza dall'energia dei territori, il cui slogan potrebbe essere «basta con la tabula rasa». Il dato di partenza è l'esistente, quella condizione mescolata e incerta di città e campagna, di natura e artificio dentro la quale bisogna imparare a mettere le mani per dare valore a ciò che già c'è. È chiaro che un tale quadro richiede di avanzare anche sul piano delle relazioni e delle forme di gestione del territorio. In questo senso il progetto Paris Métropole, avviato nella capitale francese nel 2001, da quando cioè Bertrand Delanoë ha preso in mano le redini della città, è il banco di prova di un modello di agglomerazione di grande dimensione, per una metropoli - come è appunto Parigi - di dieci milioni di abitanti e diversi chilometri quadrati. Un progetto ambizioso, Paris Métropole, che punta a un rinnovamento ambientale e sostenibile intrecciando gli schemi direttori e i documenti tecnici con le esigenze concrete del ricongiungimento della periferia ai territori della banlieue. Un progetto, dunque, che ha richiesto un cambio di mentalità dell'intera cittadinanza per andare oltre gli interessi specifici e tessere legami solidali tra i comuni della piccola e grande corona di Parigi. L'approccio parigino è stato pragmatico. Partendo da un obiettivo definito, la copertura, laddove era possibile, del boulevard Périphérique (il viale che circonda Parigi che è anche il limite amministrativo del comune), Paris Métropole si è proposto di superare le divisioni tra centro e periferia lavorando di concerto alla trasformazione fisica dei luoghi e alla loro comunicazione. Oggi alcuni tratti del Périphérique sono stati riconquistati alla dimensione dell'abitante e una nuova vita urbana è stata impiantata al fianco delle automobili: nuove linee del tram collegano le porte della città riconquistate al ruolo di passaggio e sono state incentivate attività di intrattenimento e del tempo libero a cavallo dei comuni. Ora queste operazioni, che per certi versi rientrano nella sfera delle azioni di manutenzione ordinaria, sono servite a costruire il senso di appartenenza e di ancoraggio al territorio perché sono state condivise con la popolazione. Paris Métropole non è infatti soltanto un progetto di trasformazione fisica dei luoghi. È anche un luogo di incontro e di dibattito. Iniziato come seminario aperto ma saltuario, Paris Métropole è confluito nel 2006 in una conferenza con riunioni a cadenza regolare ogni tre mesi e trasformato quest'anno nel Syndacat Paris Métropole, vera e propria istituzione composta di novantotto collettività dell'intera regione parigina. «Solo facendo leva sulle variabili in gioco e coinvolgendo la cittadinanza è possibile promuovere un processo di trasformazione urbana virtuoso» commenta Pierre Mansat, sindaco «aggiunto» per il Pcf della giunta di Parigi, incaricato appunto del progetto Paris Métropole. E sottolinea che «non esistono ricette, ma questo non significa che bisogna rinunciare a intraprendere nuovi percorsi e allo sforzo di inventare - perché di questo si tratta - nuove forme di cooperazione». Infatti, gran parte del lavoro di Paris Métropole, i seminari, la conferenza, il sindacato ma anche il social network «sono stati finalizzati - dice Mansat - a costruire una piattaforma di condivisione delle decisioni politiche basata sul dialogo e sullo scambio continuo delle opinioni tra i cittadini e le istituzioni». Non dunque una democrazia diretta ma una democrazia continua nel tempo e nello spazio resa possibile dagli strumenti della comunicazione multimediale. «Anche se - aggiunge Elodie Lamouroux, giovane consigliere tecnico del progetto - bisogna distinguere: gli incontri diretti consentono di elaborare le decisioni comuni su questioni di interesse collettivo, il blog e il social network sono invece centri di divulgazione che servono a diffondere le iniziative e a fare informazione al quale però accede un pubblico "selezionato" e preparato». Paris Métropole oggi vanta un bel successo. Tanto Mansat quanto Lamouroux dicono con orgoglio che la diffidenza dei franciliens, gli abitanti della regione parigina, è sfumata, che le trasformazioni del Périphérique insieme a Velib, il progetto di biciclette a libero servizio attivo da un paio di anni, hanno contribuito a costruire una nuova fiducia e che la percezione di un destino comune dell'intera agglomerazione parigina è diventata un sentimento condiviso. È una conquista non di poco conto, che getta le basi di un passaggio di scala nel progetto di costruzione della città metropolitana. La giunta di Parigi si trova finalmente in condizione di potersi porre obiettivi più ambiziosi e di spingersi nei territori della banlieue, in quei territori fuori dalla periferia del comune di Parigi, lì dove i rapporti sono sempre stati complessi ma dove c'è maggiore necessità di attuare il riequilibrio ambientale e urbano. È proprio nei dipartimenti di Seine-Saint-Denis, di Hauts-de-Seine, di Marne-la-Vallée e di tutti quei luoghi che sono stati teatro delle sommosse degli ultimi anni e di un disagio urbano e sociale, che è tempo di intervenire per invertire la marcia e trasformare le parole in atti concreti. Territori di trasformazione Dal punto di vista economico, l'evoluzione istituzionale di Paris Métropole ha consentito di porre sul tavolo la questione del reperimento delle risorse attraverso lo strumento della solidarietà finanziaria. Il principio è quello di coinvolgere i comuni più ricchi, dunque Parigi, in progetti di interesse collettivo - i grandi progetti metropolitani di nuovi quartieri per abitazioni o centri direzionali integrati con spazi pubblici, parchi e servizi - anche se questi non ricadono direttamente nel territorio del comune. In tal modo il comune di Parigi è potuto diventare un soggetto attivo nel progetto governativo del Grand Paris che non essendo vincolato dai limiti amministrativi, ha avviato una consultazione tra gli architetti e gli urbanisti sull'avvenire dei territori dell'intera regione parigina. Se già da tempo gli architetti e gli urbanisti avevano individuato nella banlieue il territorio della trasformazione e della scommessa del futuro della metropoli parigina, appare ormai evidente che lo sviluppo sostenibile è una questione anche, o soprattutto, politica che non può avanzare senza un ragionamento che coinvolga la struttura fisica e sociale della città. In altri termini, la sostenibilità è una questione di nuovi valori: il riequilibrio ambientale è infatti anche una questione di riequilibrio economico e dunque di eguaglianza sociale. Se l'economia è una variabile di peso che condiziona lo sviluppo, la società che va prefigurandosi è una società cosmopolita che va riconosciuta nella sua interezza e che non deve essere svantaggiata dalle scelte che vengono compiute.
il manifesto
30 Settembre 2009
PARIGI - Metropoli mutanti. Metamorfosi in corso per la banlieue parigina
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Alessandra Criconia
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