Da una generazione nessuno si esibisce su quel palcoscenico. Il Corriere esattamente un anno fa si fece promotore di una raccolta di firme per riaprire il Petruzzelli una volta che era apparso chiaro che le beghe politiche (e insistiamo a chiamarle beghe) lo avrebbero impedito. Non siamo fra quelli che credono che un giornale si debba sostituire a istituzioni o partiti, riteniamo però di far parte a pieno titolo della cosiddetta società civile. E quindi neanche per un attimo abbiamo pensato una volta che la partita fu persa e il teatro non fu aperto di avere sbagliato a prendere quella posizione così netta. Con la stessa nettezza ora diciamo che non siamo d'accordo con quanti considerano quella di oggi non una festa, non una inaugurazione, ma un appuntamento per la Casta. È una festa, è una inaugurazione e ci sono le autorità. Lo ha già scritto Carmine Festa, non è importante chi varca per primo quella soglia, l'importante è che finalmente la porta sia aperta. Certo, chi ha ricordato in questi giorni che ben altre furono le inaugurazioni della Fenice o degli altri teatri distrutti e riportati alla luce, ha ragione. Ma quale era la strada da seguire? Attendere ancora? Sicuro, si poteva fare, dopotutto, dopo 18 anni, un mese in più, un mese in meno. E c'erano anche alcune date simboliche da rispettare: il 27 ottobre, giorno della distruzione, il 6 dicembre, San Nicola. E chissà quante ve ne vengono in mente altrettanto significative. Senza contare che è sacrosanta la riflessione di chi, sempre in questi giorni, ha detto che era stato immaginato di più per un'inaugurazione che non si sarebbe fatta (6 dicembre 2008) che non per quella che avviene oggi. Tutto vero. L'impressione è che i protagonisti siano sfiniti. Emiliano, che aveva fatto dell'apertura del Petruzzelli il suo punto di onore e che ha dovuto cedere alla caparbietà dei suoi avversari; ma anche il governo, che la «pratica » del Petruzzelli ormai la vuole solo archiviare. Senza contare che il presidente della Repubblica è passato per la Puglia tre giorni prima dell'inaugurazione senza fermarsi, e che quello del Consiglio in Puglia chissà se ci verrà mai più. Con tutto il rispetto per sottosegretari, parlamentari e ministri che rappresenteranno il Paese e che invece stasera ci saranno. Tutto ciò è vero, ma ripetiamo la domanda: e allora? E allora è stato giusto non perdere più nemmeno un minuto. Che intanto si riaprano le porte e che lo spettacolo ricominci. Poi, come ha detto Ferdinando Pinto, che di teatri se ne intende, di prime ce ne saranno a bizzeffe, ognuno si sceglierà quella che preferisce. E se anche qualcuno al Petruzzelli non vorrà mai metterci piede perché la Casta lo ha preceduto, non cascherà il mondo.