Il regista del boom del Barbiere di Siviglia di Paisiello: «Una nuova anima dopo quella andata in fumo nel '91» È il momento della festa. «Ma dimentichiamocela subito», dice Maurizio Scaparro, il regista del Barbiere di Siviglia di Paisiello con cui il Petruzzelli fece il giro del mondo nei vertiginosi anni di Ferdinando Pinto, segnando uno dei momenti più importanti nella storia del Politeama barese accanto alle produzioni dell'Ifigenia in Tauride di Piccinni e i Puritani di Bellini. Nel giorno dell'inaugurazione Scaparro pensa al day after. «La riapertura è importante, un piacere dopo tanti coiti interrotti. Ma ciò che conta di più è la vita del teatro, quello che verrà». Qualcuno ha detto che con il Petruzzelli quella notte di ottobre del 1991 bruciò anche l'anima del teatro. «Adesso bisogna fare in modo che il Petruzzelli ne acquisisca una nuova. È stato ricostruito splendidamente, ma gli manca ancora qualcosa». Cos'è l'anima del teatro? «Una patina, il prodotto dello spessore artigianale che diventa vissuto artistico quotidiano. Pochi giorni fa ho parlato con il sindaco di Bari Michele Emiliano e mi è sembrato veramente convinto che questa riapertura rappresenti qualcosa di più di una semplice cerimonia. E ho percepito, quando sono stato di recente in città, una gioia bipartisan per il Petruzzelli ritrovato. C'è un comune sentire sulla necessità di uno slancio della parola cultura, importante per migliorare il volto di Bari ». Per la cultura è anche un periodo difficile in Italia, non pensa? «È difficile sopravvivere, ma gli artisti che hanno a cuore il loro lavoro vanno avanti lo stesso. Perché, come diceva Garcìa Lorca, 'la cultura costa, ma l'incultura costa molto di più'». Non trova paradossale che il Petruzzelli riapra mentre il ministro Brunetta dice che bisogna tagliare, addirittura chiudere gli enti lirici? «Qui tocchiamo il tema degli sperperi, che si possono controllare. Chi ha speso male deve lasciare il campo. Non è il caso di entrare troppo nei dettagli, per carità di patria: ma anche Bari sprecò tantissimo, senza nemmeno essere un ente lirico. Ma si può anche dilapidare lasciando un teatro chiuso per diciotto anni». Dove può guardare il Petruzzelli? «Con il suo teatro Bari potrebbe diventare un punto di riferimento del Mediterraneo che guarda a Levante, non solo con la lirica, ma con tutte le altre espressioni artistiche. Al tempo stesso il Petruzzelli penso possa rappresentare un nuovo esempio per i giovani: rischiamo di far crescere intere generazioni con dei miraggi, frutto di una cattiva televisione che porta solo illusioni. Il teatro rappresenta, invece, una speranza». Si sente di fare più un augurio o di dare un suggerimento? «L'augurio è già di per sé un suggerimento. E a chi si appresta a far rivivere il Petruzzelli dico di lavorare con fantasia, gioia e onestà». Francesco Mazzotta