SALENTO Pietra leccese usata come crema di bellezza dai vacanzieri. Quando la beauty farm distrugge l'ambiente LECCE Si imbrattano di fango di pietra leccese per restituire brillantezza alla pelle abbronzata del proprio corpo. Solo che, come effetto collaterale, l'erosione di materiale pietroso sta provocando danni incalcolabili all'habitat costiero della penisola salentina. Ancora in questo ultimissimo scorcio d'estate, fra gli ultimi turisti che a migliaia nella stagione si sono riversati lungo i litorali dell'Adriatico e dello Jonio, non mancano quelli che seguono la deprecabile "moda", nonostante i divieti, di asportare e frantumare pezzi di scogliera per ricavare polvere (miracolosa?) che inumidita con acqua marina è utilizzata come crema di bellezza. Il fenomeno, ormai datato, in questa estate pare abbia raggiunto dimensioni preoccupanti se sta causando un vero scempio ambientale con impercettibile ma costante erosione della costa rocciosa. Neppure denunce e sanzioni pecuniarie hanno scoraggiato quei bagnanti sorpresi a sbriciolare con accanimento gli scogli (che sono calcareniti il cui composto chimico è proprio della "pietra leccese") a colpi di martello o addirittura di piccone. Due i tratti di litorale che subiscono maggiormente l'erosione antropica selvaggia: in Adriatico, in prossimità di Otranto, la scogliera bassa di Baia dei Turchi, frequentatissima di villeggianti; lungo lo Jonio, le alte pareti rocciose di Porto Selvaggio, già parco marino in territorio di Nardò e località incomparabile per bellezza naturalistica. Decine di metri cubi di scogliera che d'estate spariscono sotto la mano distruttrice di vanesi da beauty farm del mare. Il calcarenite di scoglio è un tufo così fragile che spesso basta grattarlo con le unghie per asportarlo e preparare sul posto, a contatto dell'acqua marina con cui viene impastato, impacchi di fango o bagni all'argilla. Il trattamento della maschera all'argilla per il viso è il più gettonato. Abbastanza praticati gli impacchi di argilla d'applicare sull'intero corpo. I più raffinati si sottopongono ad applicazioni di argilla ventilata, che prima di essere spalmata sulla pelle si fa essiccare e depurare da particelle ritenute insalubri. Fa niente, poi, che non c'è stato qualcuno finora a stabilire la salubrità delle argille (bianche, ocra, verdi o rosse) ricavate dagli scogli salentini. In compenso qualche buontempone aveva fatto circolare la "leggenda" da spiaggia, anni fa, che la polvere di scoglio del Salento avesse proprietà terapeutiche per la pelle. E via a scavare con le mani (se privi di utensili), ragazzi e anziani compresi, la tenera calcarenite che cernita in mare si libera della crosta rocciosa. E' cominciata così la corsa alla polvere di scoglio (manco fosse oro) da cospargere sui corpi di tanti creduloni intristiti per la comparsa di rughe, celluliti, acne e bruffoli vari. Creduloni tanto convinti della panzana, quanto menefreghisti della devastazione ambientale (questa sì, reale) di cui sono responsabili. Perdendo la crosta rocciosa, infatti, lo scoglio diventa più esposto all'azione ondosa del mare che lo erode con estrema rapidità. L'assalto selvaggio alle scogliere è severamente vietato da norme regionali e i controlli, condotti per lo più da volontari di associazioni ambientaliste che segnalano i danneggiamenti agli organi di polizia, si fanno sempre più stringenti. Intanto i vacanzieri contagiati di "salentinite"(barocco, pizzica e mare) aumentano ogni estate: se è davvero amato, il Salento, peccato che venga aggredito.
LECCE - Tutti pazzi per la polvere di scoglio. E la costa rischia l'erosione
In questo articolo, viene descritto il fenomeno di turisti che utilizzano la "pietra leccese" (un tipo di calcarenite) come crema di bellezza, raccogliendola dagli scogli costieri del Salento. Questo comportamento è considerato dannoso per l'ambiente, poiché l'erosione della scogliera sta causando la perdita di habitat costiero. I turisti, spesso senza accorgersene, stanno distruggendo la scogliera con accanimento, utilizzando strumenti come martelli e picconi. Le aree più colpite sono le scogliere di Baia dei Turchi e Porto Selvaggio, in Adriatico e Jonio.
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