Supermercati nellalveo dei torrenti, corsi dacqua imbrigliati nel cemento. "Troppi progetti pericolosi" Da Chieti a Crotone, qui il fango può uccidere ROMA - Supermercati costruiti nellalveo dei torrenti, fondi della ricostruzione post-alluvione utilizzati per realizzare nuovi quartieri a rischio, corsi dacqua imbrigliati nel cemento. Quando a esondare sono le zone urbane, quando le case invadono i terreni golenali, Messina è dietro langolo. «La prevenzione - dice Simone Andreotti di Legambiente - dovrebbe passare anche dai no ai progetti urbanistici pericolosi. No che i sindaci e le amministrazioni non sono spesso in grado di dire o non vogliono dire». Lo scorso anno, in occasione del decennale della tragedia di Sarno (160 morti sotto il fango il 5 maggio del 1998) Legambiente produsse un dossier dal titolo: "E se piovesse come allora?". Un florilegio di storie di ordinaria sventatezza, premessa immancabile per le tragedie future. Il centro commerciale Megalò, a Chieti Scalo, è in una zona che il piano delle alluvioni della regione Abruzzo definisce «altamente pericolosa». Un bel supermercato a 150 metri dal fiume Pescara. Ma il piano alluvioni della Regione è del 12 dicembre 2002 mentre lautorizzazione (sempre della Regione) a realizzare il centro commerciale è di cinque mesi prima. Dunque, denuncia Legambiente, a maggio 2002 la Regione Abruzzo non sapeva che Megalò avrebbe potuto finire sottacqua: lo ha scoperto a dicembre di quellanno e non ha fatto nulla per bloccare il cantiere. Spesso fiumi e torrenti tornano a colpire esattamente negli stessi luoghi dove avevano già provocato tragedie. Lesperienza non insegna, come dimostra Messina. A Crotone il fiume Esaro è esondato nellottobre di 13 anni fa provocando sei morti e danni gravissimi. Ricostruire altrove? Niente affatto. «Nelle aree a rischio - sostiene Legambiente - sono stati costruiti nuovi edifici». Lelenco è notevole: «Un centro direzionale, supermercato, bar, negozi» e addirittura, «la sede dellasl». Sullargine opposto, anchesso a rischio, è stato realizzato «il comando dei vigili del fuoco» che dunque, in caso di emergenza, potrebbe finire fuori gioco. I casi di smemoratezza e sottovalutazione dei rischi si trovano un po dappertutto in Italia. In Liguria Legambiente segnala che il problema del torrente Bisagno a Genova non è stato ancora risolto. Il fatto di essere coperto nel tratto finale fino alla foce ha creato negli anni danni gravi. Ora cè un piano di sistemazione di questa parte del Bisagno ma, segnalano gli ambientalisti, «nel tratto del torrente a monte della copertura si sta procedendo alla progressiva sottrazione di aree fluviali con realizzazione di manufatti, a volte abusivi, e parcheggi anche lungo gli affluenti». Nella Liguria di Ponente invece i pericoli potrebbero venire da un progetto dellAnas che intende realizzare uno svincolo a Fornola nellarea del fiume Magra a 14 chilometri dalla foce: «La strozzatura idraulica - dice Legambiente - finirebbe per aumentare i rischi nei comuni di Arcola, Sarzana e Ameglia». A Casale Monferrato, invece, «sono partiti i lavori per la difesa dellinsediamento residenziale "Nuova Casale" realizzato in area golenale». A pochi chilometri di distanza, a Gavi, cè chi chiede alla Regione di «ridurre il limite di distanza minima dai torrenti per poter concedere 200 licenze edilizie».