Tra questi, il Giardino Principessa Iolanda, comunemente noto come il Tondo di Capodimonte, parco allinglese riaperto appunto nel 2003. Dal punto di vista cronologico il Tondo, di epoca murattiana (1826-1836), è il secondo giardino pubblico realizzato a Napoli dopo la Villa Comunale. Giardino di autore (uno dei rari giardini napoletani dautore), perché ne è artefice Antonio Niccolini, indiscusso protagonista del neoclassicismo napoletano; giardino di paesaggio, perché concepito in stretto rapporto con le ragioni del sito; giardino per il paesaggio perché dai suoi spazi si attraversa da settentrione larco del golfo e si domina la potente prospettiva del "rettifilo" murattiano (corso Amedeo di Savoia). Sin dalla sua apertura, storici e letterati hanno esaltato soprattutto il carattere paesaggistico del progetto, che chiude scenograficamente la prospettiva del rettilineo alberato con la successione del giardino ovale (il Tondo vero e proprio) e della "grande scala con anfiteatro"; su questo asse principale si attesta un articolato disegno di giardini allinglese, torrioni-belvedere, poggi, grotte ogivali e peschiere zampillanti. Il progetto di restauro, dopo accurate ricerche archivistiche e bibliografiche, ha formulato soluzioni volte a valorizzare il disegno del Niccolini esaltando soprattutto le valenze paesaggistiche dellopera. Questa lunga premessa è indispensabile per giustificare le perplessità che suscita il progetto della "funivia dei due musei". Il disegno mostra infatti «uno dei due piloni intermedi in stile torre Eiffel» collocato nel giardino ellittico, il Tondo. È evidente che il tracciato della funivia ricalca, come è ovvio, il percorso più breve tra il Museo Nazionale e quello di Capodimonte, e cioè il corso Amedeo e, in prosecuzione, lassiale scalinata del Niccolini; è altrettanto evidente che questa soluzione trascura il valore storico, architettonico e paesaggistico di unopera "griffata" del nostro patrimonio culturale, che per questo ha meritato il vincolo ai sensi del Decreto Legge numero 42 del 2004. Il pilone "alla francese", al pari dei pini inopinatamente piantumati nel secondo Novecento al centro del giardino, occulterebbe la prospettiva sia, da valle, della monumentale scalinata che, da monte, del lungo asse viario che lautore aveva progettato e realizzato con labilità di un architetto-scenografo aduso a simulare con successo le leggi dello spazio prospettico. Sarebbe auspicabile, dunque, ricercare soluzioni alternative per il tracciato di questa utile funivia in modo da non compromettere la conservazione di uno dei più interessanti giardini storici della città, un frammento colto e raffinato di paesaggio napoletano ottocentesco.