Per le opposizioni è una manovra per bloccare la decisione sullo scioglimento ROMA - Un anno e 25 giorni dopo la richiesta di scioglimento del prefetto di Latina per infiltrazioni mafiose (mai accolta dal consiglio dei ministri), la maggioranza di centrodestra (con Udc) di Fondi, comune del Sud Pontino, ha deciso di rassegnare le dimissioni. Per le opposizioni, si tratta di una manovra per bloccare la decisione del cdm. Per la Cgil, «un escamotage per potersi ricandidare». «Il governo sciolga il comune - ammonisce Walter Veltroni, membro dellAntimafia. «È una mossa mafiosa che serve a evitare lo scioglimento di un comune mafioso», gli fa eco il deputato Idv Stefano Pedica. Ma il sindaco Luigi Parisella, Pdl, dà unaltra versione alle dimissioni in massa. «Non potevamo andare avanti così - dice - pensavo di farcela, ma io non reggo più al peso, alle pressioni politiche e mediatiche: era ora di finirla». Il sindaco di Fondi, a capo - si legge nella relazione prefettizia - «di una macchina amministrativa che in tutte le sue articolazioni risulta interessata da illegittimità gravissime», ha gettato la spugna. La polemica dellopposizione sulla manovra strumentale («Se si sono dimessi, significa che il marcio cera», commenta il segretario Pd Dario Franceschini), non gli «interessa». Parisella non fa alcun cenno allaccusa contestagli dal prefetto di conflitto di interessi per aver votato una variante urbanistica che ha favorito una società (la Silo srl), nella quale è socio insieme al senatore Pdl Claudio Fazzone e al parente di un pregiudicato. «Per noi - taglia corto Parisella - le dimissioni rappresentano la liberazione da una vicenda che ci ha logorato. Il consiglio comunale ora è formalmente decaduto, da lunedì ci sarà un commissario». Il caso sul mancato scioglimento per mafia del comune di Fondi era scoppiato a Ferragosto quando Silvio Berlusconi, dopo aver elogiato Maroni come «il ministro che aveva lopportunità storica di sconfiggere la mafia», spiegava subito dopo che il cdm non aveva alcuna intenzione di sciogliere Fondi per infiltrazioni mafiose perché «alcuni ministri serano detti contrari». E perché nessun politico era destinatario di avviso di garanzia. Da allora, Fondi per lopposizione è diventato lemblema, per dirla con Veltroni, «della resa del consiglio dei ministri di fronte allintreccio mafia e politica. Un segnale allarmante che nella lotta alla mafia, quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, il governo si tira indietro». Dal centrosinistra un coro di proteste, dalla maggioranza parlamentare il silenzio. Per Laura Garavini, capogruppo Pd allAntimafia, fra i primi a sollevare il caso Fondi, «Maroni per salvare la faccia dovrebbe dimettersi. Altro che passare alla storia per aver sconfitto la criminalità organizzata: sarà ricordato per essersi fatto prendere in giro da un gruppo di politici locali collusi con le mafie con la complicità di molti suoi colleghi del cdm».
URBANISTICA - Fondi, infiltrazioni mafiose al comune si dimettono il sindaco e i consiglieri
Il comune di Fondi, in provincia di Latina, ha deciso di rassegnare le dimissioni in massa dopo la richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose. Le opposizioni considerano questa manovra come un tentativo di bloccare la decisione del consiglio dei ministri. Per la Cgil, si tratta di un escamotage per potersi ricandidare. Il governo è stato criticato per non aver preso misure efficaci contro la mafia. Il sindaco di Fondi, Luigi Parisella, ha affermato che le dimissioni sono stata una decisione personale e non una mossa mafiosa. La polemica sulla manovra strumentale e l'accusa di conflitto di interessi contro il sindaco sono state ignorate.
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