A Santa Croce sull'Arno, Vallerano e Finale Emilia la parola d'ordine è: prevenzione Maglia nera proprio a due comuni del Messinese ROMA. Sono tutti al centro-nord i comuni più meritori nella prevenzione delle frane e delle alluvioni. Ma a potersi fregiare di un bel dieci, il massimo del voto, sono solo tre Comuni: Vallerano, in provincia di Viterbo, Santa Croce sull'Arno, in provincia di Pisa, e Finale Emilia nel modenese. Maglia nera, invece, proprio a due comuni del messinese, Ucria e Alì (entrambi con voto zero), che «pur avendo interi quartieri e aree industriali in zone a rischio, non hanno messo in campo praticamente nessuna azione di mitigazione del rischio idrogeologico». È questo il quadro che emerge dal recente monitoraggio «Ecosistema rischio 2008», realizzato da Legambiente e dal Dipartimento di Protezione civile. Di fatto, si legge nel rapporto, il rischio di frane e alluvioni interessa praticamente tutta Italia: 5.581 i comuni a rischio idrogeologico, il 70 del totale, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio di entrambe. Ma intervenire mettendo a punto dei piani di mitigazione si può, giura il sindaco di Finale Emilia, Raimondo Soragni, ricordando l'alluvione che nel 1982 colpì il paese. «La parola chiave è prevenzione», spiega oggi il sindaco di una comunità che stando alle mappe è gravata anche dal rischio sismico. Vale a dire costanti esercitazioni di protezione civile, monitoraggio quotidiano del fiume Panaro e, soprattutto, rispetto rigorosissimo delle regole urbanistiche. «È il piano regolatore - aggiunge orgoglioso Soragni - il punto cardine per la difesa del suolo». Dei 1.242 comuni che hanno partecipato allo studio di Legambiente, invece, ben il 42 per cento non svolge alcuna opera di mautenzione dei corsi d'acque o delle opere idrauliche. E solo un'esigua minoranza delle amministrazioni locali (fra il 4 e il 5) ha avuto il coraggio di delocalizzare abitazioni e insediamenti industriali costruiti in aree ad elevata pericolosità.(n.a)