Un nuovo ospedale o uno ospedale nuovo? Siccome si fa un gran discutere dell'ospedale nuovo a livorno, partiamo dalla stranezza di questo dibattito. Davanti alle proposte per costruire questa opera (una delle ultime della rinnovata sanità toscana), le tifoserie in campo scelgono, mi sembra, prima da che parte stare e poi se le dicono di santa ragione, quasi senza entrare nel merito. Occorre invece un dibattito concreto e comprensibile, sui punti di forza e di debolezza di questa soluzione (a tutti i livelli, compreso quello organizzativo e tecnologico), sulle relative soluzioni e compensazioni che si possono mettere in campo per arginarne le criticità e esaltarne le opportunità, senza impaurirsi delle logiche a scacchiera spaziali e funzionali che ne derivano, ma soprattutto occorre discutere sul come questa nuova opera si collochi nel sistema a rete della sanità (ospedaliera e non) territoriale, in particolare nella relazione con gli altri 4 ospedali principali che ritroviamo tra Viareggio, Pontedera e Cecina (compresso ovviamento quello regionale e universitario di Pisa). In altri sistemi metropolitani europei, tranvie, ferrovie e strade efficienti, consentono nella stessa area spaziale mobilità veloci e non ingombranti e interscambio di funzioni. In italia, e spero che a Livorno non si caschi in questo tranello, si preferisce difendere campanili, cliniche e municipi spesso indipendentemente dall'uso che ne potranno fare nel futuro gli utenti interessati. A mobilità dei malati crescente (volontaria e non volontaria che sia) il problema della qualità e specializzazione di una offerta ospedaliera territoriale non è roba di poco conto, specialmente quando siamo quasi in vista del cantiere ospedaliero più importante d'europa oramai in dirittura d'arrivo della sua fatica trentennale.