lo scontro resta incandescente Scandroglio (Pdl): «Il commissario renda noti i guadagni di chi lavora nel teatro». Ferrazza: «Posso dire solo il mio» Genova. «Chiedo cortesemente al professor Ferrazza di rendere pubblici i suoi obiettivi, la sua strategia per il Carlo Felice e gli emolumenti di quanti operano nel teatro, in modo da consentire ai genovesi di poter giudicare, dopo, se il lavoro fatto sia stato coerente con la professionalità e l'annesso compenso». Il deputato e coordinatore regionale del Pdl, Michele Scandroglio, alza il tono dello scontro attorno al Teatro Carlo Felice, commissariato sino al 31 maggio 2010. Prendendo spunto dalla linea di austerity annunciata - nell'intervista di ieri al Secolo XIX - da Giorgio Battistelli, compositore di fama internazionale e nuovo consulente artistico del commissario Giuseppe Ferrazza, Scandroglio tenta di fare i conti in tasca al teatro. «Vogliamo sapere quanto guadagnano i vertici ma anche gli orchestrali», dice il parlamentare ligure: «C'è troppo sbilanciamento, in negativo, tra i costi di produzione degli spettacoli e gli introiti della bigliettazione». L'affondo di Scandroglio giunge in risposta all'attacco del governatore Claudio Burlando che venerdì, a sua volta, ha attaccato duramente il governo per la proroga del commissariamento decisa senza coinvolgere Regione e Comune. Stessa "lamentela", giovedì, da parte del sindaco Marta Vincenzi, che ha pure definito «un doppio schiaffo» alla città la mancata riconferma, da parte di Ferrazza, del direttore artistico, Cristina Ferrari, e del responsabile allestimenti scenici Michele Olcese. Il commissario ha assunto, al loro posto, come consulenti il maestro Battistelli e Stefano Pace, spiegando che ambedue «sono più funzionali alla mia idea di teatro» e inoltre consentiranno alla Fondazione un risparmio di 100 mila euro. Mica briciole per un Teatro che sulla vicenda del risarcimento del fondo pensione ha rischiato il fallimento e che deve ancora reperire 5 milioni di euro per allestire la stagione 2010. Ferrazza, suo malgrado, ha aperto il dibattito sui compensi, Battistelli lo ha alimentato sostenendo che i teatri italiani sono i più"generosi" d'Europa e Scandroglio ci va a nozze. «I 100 mila euro di risparmio sono quasi tutti rispetto alla cifra pagata alla Ferrari». Quanto guadagnava l'ex direttore artistico? «Non scherziamo, su questo vige assolutamente il diritto alla privacy», taglia corto Ferrazza. Fonti bene informate parlano, invece, di un compenso attorno ai 120 mila euro lordi all'anno; circa 60 mila euro il valore del contratto (scaduto) di Olcese che sarà sostituito da Pace probabilmente alle stesse condizioni economiche. Allora Battistelli verrebbe qui quasi gratis? «Trovo assurdo - risponde, irritato, Ferrazza - che alla città interessi di più quanto guadagna Battistelli piuttosto che il suo straordinario curriculum. Ma se anche venisse gratis che problema c'è? Le collaborazioni qualificate sono anche una questione di rapporti, di amicizie, non sempre e solo di denaro. In fondo, sono riuscito a far venire qui per 1.000-1.500 euro gli stessi, ottimi cantanti che in precedenza erano stati pagati dalla Fondazione anche 12 mila euro». Scandroglio vorrebbe sapere quanto guadagna il commissario? «Nessun problema», continua Ferrazza: «Il mio compenso, stabilito per legge, è il 60 per cento di quello percepito dall'ex sovrintendente». E siccome Gennaro Di Benedetto guadagnava 130 mila euro lordi all'anno, Ferrazza percepisce 78 mila euro: «E rinuncio pure a una parte, per il bene del teatro e per dare l'esempio». «Lo stipendio di De Benedetto - sottolinea Ferrazza - era persino leggermente inferiore a quello degli altri sovrintendenti: 150 mila euro all'anno a Firenze, poco meno a Torino, per non parlare della Scala di Milano dove si tocca la vetta dei 300 mila euro annui». Anche a Genova, in passato, non si scherzava. Basti a pensare ai 17 mila euro a serata dell'ex direttore musicale, Daniel Oren. Con Battistelli è tutta un'altra musica: il nuovo consulente artistico percepirà obiettivamente poco ma non sarà sempre al Carlo Felice. Insomma, un impegno part time. «E che significa? - conclude Ferrazza - verrà quando serve, la programmazione si può fare anche da Roma». Vincenzo Galiano galianoilsecoloxix.it 04102009