L'area al centro di una lunga diatriba con il Comune sul futuro assetto, pubblico e privato I proprietari: «Lo chiudiamo». Il sindaco: «E noi si riapre» PORTO S. STEFANO. Non c'è pace per il giardino Jacovacci, struttura bella (se ben tenuta) e impossibile. Da 30 proseguono le diatribe sul suo futuro (parco o "cittadella"?) e con i proprietari che ne rivendicano il possesso. E la popolazione alza la voce perché coinvolta dall'abbandono dell'area. In altre parole è accaduto quel che si poteva prevedere. Il giardino (?) da due anni non viene pulito, così invece che da prati, giochi e panchine, è occupato da erbe selvatiche e animali, perfino serpenti. Un vero incubo per chi abita nei dintorni compreso, cosa davvero curiosa, il sindaco Arturo Cerulli con la sua famiglia. Chi ha casa tra il piazzale dei Rioni e via Cappellini convive con l'incubo di vedersi entrare da porte e finestre, magari lasciate aperte per il caldo, topi, gatti, insetti di ogni tipo e, appunto, serpenti. E che dire delle piante? Senza cura ne combinano di tutti i colori. L'edera ha già attaccato i muri e sulle sue foglie si arrampicano svelti i topi che si intrufolano nelle abittazioni. Gli alberi, non più potati, hanno superato in altezza i palazzi, rovinandoli. In questo contesto, i pericoli non si contano. La sporcizia e gli animali possono diventare veicoli di malattie. E questa estate i rischi si sono concretizzati in un brutto incidente per un bambino di Porto S. Stefano che se l'è cavata con l'asportazione della milza. Così, insomma, non si può andare avanti. Ne sono consapevoli gli abitanti del luogo che un paio di mesi fa hanno messo nero su bianco i guai che gli procura il giardino Jacovacci abbondanato e, con una cinquantina di firme in calce, hanno inviato la loro lettera al sindaco dell'Argentario, al legale delle società che hanno la proprietà dell'area, al dirigente del settore ambiente della Asl 9 ed al comandante dei vigili del fuoco di Orbetello. «Comprendete le nostre esigenze ed accogliete le nostre richieste» è stato il loro grido al quale ha risposto, per ora, solo il legale della Satsma. Che ha messo in evidenza rapporti piuttosto tesi tra proprietari e Comune. Pur comprendendo le lamentele dei cittadini, le società si sono chiamate fuori da ogni responsabilità perché, ha spiegato, le stesse «pur essendo legittime proprietarie del giardino Jacovacci, da innumerevoli anni non possono godere del diritto di riacquistarne il possesso poiché lo stesso diritto è detenuto illegalmente dal Comune». L'unica cosa che possono fare per evitare «danni irreparabili» a persone e cose è provvedere a loro spese a recintare l'area nei punti più pericolosi ed a chiuderne in modo definitivo gli accessi. E lo faranno assicurano, tanto che hanno già stabilito la data (il 30 ottobre) di inizio dei lavori. Ma ne hanno la facoltà? «Sicuramente - ammette il sindaco Cerulli - sono i proprietari e possono fare quello che vogliono. Ma se loro chiudono, noi riapriamo perché il giardino Jacovacci è troppo importante per il paese». Detta così, sembrerebbe che si profila un braccio di ferro Comune- proprietà. Cerulli, invece, stempera subito i toni mettendo in luce la volontà di concludere quanto prima la diatriba. «Sono trent'anni che si procede in questo modo - afferma - e ora è arrivato il momento della soluzione definitiva per la quale siamo in contatto con i proprietari. Inoltre l'amministrazione ha già presentato il progetto alla Soprintendenza e rimane in attesa della risposta che non dovrebbe tardare».
TOSCANA - Jacovacci, giardino pericoloso
Il giardino Jacovacci a Porto S. Stefano è stato oggetto di una lunga disputa tra i proprietari e il Comune. I proprietari sostengono di essere legittimi proprietari dell'area, ma il Comune afferma di detenere il diritto di proprietà. La disputa ha portato a un abbandono dell'area, che è stato occupato da erbe selvatiche e animali. I proprietari hanno deciso di recintare l'area e chiuderne gli accessi, ma il Comune sostiene che non hanno la facoltà di farlo. Il sindaco Arturo Cerulli afferma che il giardino Jacovacci è troppo importante per il paese e che il Comune vuole concludere la disputa.
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