Biasotti sorride sollevato sui muri della regione. Scajola non gli ruberà più il posto di candidato governatore della Liguria, come entrambi temevano per motivi diversi. Il ministro ha pagato il prezzo giusto e può restare a Roma. Ha dimostrato di saper abbaiare anche lui a comando, come Brunetta. Al fischio un po nervoso del Padrone si è messo in riga e ha aperto una minacciosa procedura contro Annozero, colpevole di aver mostrato in televisione il vecchio Papi comè. Essendo (o volendo sembrare) un uomo di stato, Scajola ha fatto fare la figuraccia direttamente al ministero, mettendo insieme il danno alla sua immagine di uomo libero(?) con quello allistituzione che rappresenta, trascinata nella bassa macelleria politica. Altro che uomo di stato e sopra le parti, come desiderava essere visto! Ma, avendole declassate a corpo contundente per picchiatori berlusconiani, Scajola può restare alle amate Attività produttive, facendo felice almeno Biasotti, che, infatti, si è affrettato a informare che cè dai manifesti subito sfornati (evidentemente aveva dei dubbi anche lui...). Ma luso delle istituzioni come manganello politico colpisce a Genova anche il Carlo Felice, in cui Bondi se ne infischia della Vincenzi e delle sue carinerie: "persona colta e corretta", lo ha definito ancora ieri la povera sindaco, una coppia di aggettivi, che la beffa alle istituzioni locali, informate delle decisioni romane solo di sponda attraverso il camerata Cassinelli, e le ineffabili liriche in stile ermetismo andato a male scritte dal ministro a lode e gloria del suo adorato Papieterno dimostrano del tutto inappropriata. Il teatro lirico resta dunque nelle mani di Bondi, mentre gli enti locali debbono mettere mano al portafogli, a cominciare dal fondo pensioni dei dipendenti. Una cifra enorme, che rischia di non giovare che a chi la percepisce, senza dare nulla al teatro. Possono essere soddisfatti la Vincenzi e i sindacati gialli o neri delle loro diverse, ma convergenti miopie. Come tante volte abbiamo scritto, la loro avversione a un sovrintendente vero e operoso, per quanto difficile, come Di Benedetto, ha consegnato il teatro in mani estranee, che magari, come scrive Margherita Rubino, gli cambieranno il volto e le funzioni, facendolo più simile allimmagine di formato televisivo di cui si nutre la cultura del centrodestra. Le decisioni si prendono a Roma e Ferrazza viene qui solo per comunicarle. Non è, infatti, tanto la sostituzione di Cristina Ferrari, in sé, ad essere grave, visto che al suo posto viene comunque chiamato un artista di indubbio valore come Giorgio Battistelli; quanto il fatto che decisioni di questa importanza vengano prese ignorando il Comune e la Regione, declassati a pagatori e messi nellangolo a prendersi le responsabilità se le cose vanno male e a essere ignorati per tutto il resto. Un disprezzo e unarroganza che non stupiscono chi da tempo denuncia questa classe politica e che dovrebbero fare riflettere quanti hanno fatto finta di non vederle. Tutto è stato militarizzato per proteggere lImpresentabile; i ministeri vengono schierati in campo e non rappresentano più la collettività, ma solo interessi di parte e addirittura personali. La politica locale dipende pesantemente dalla guerra scatenata contro lItalia non conforme, non prona al Vecchio Videocrate. Il piano è chiaro e sarà ampiamente esposto in campagna elettorale il prossimo anno: dimostrare che, senza la benevolenza, la contiguità politica della Roma berlusconiana, qui non arrivano neppure i pur dovuti fondi Fas, ma solo i commissari. Fin che la Provincia è ribelle o non del tutto soggetta, la Roma di Caligola manda i pretoriani e blocca gli alimenti. Alle richieste del territorio, se non targate PDL, i ministri di destra rispondono con pernacchie.
LIGURIA - Il manganello politico di Scajola e Bondi
Il ministro Scajola ha dimostrato di saper "abbaiare" e ha aperto una procedura contro Annozero per aver mostrato in televisione il vecchio Papi comè. Scajola può restare alle attività produttive e ha fatto felice Biasotti. Il teatro lirico della Liguria rimane nelle mani di Bondi, mentre gli enti locali devono mettere mano al portafogli. La sostituzione di Cristina Ferrari con Giorgio Battistelli è stata decisa senza consultare il Comune e la Regione. Le decisioni vengono prese a Roma e Ferrazza viene solo per comunicarle. La classe politica locale è vista come disprezzante e arrogante, che ignora le istituzioni locali e dipende dalla guerra contro l'Italia non conforme.
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